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Sclerosi Multipla e Ccsvi, botta e risposta tra Zamboni e ricercatori canadesi

Dopo studio che nega relazione

Nessuna anomalia nelle vene giugulari dei pazienti con Sclerosi Multipla esaminati insieme ad un gruppo di controllo di pazienti sani, e quindi nessuna evidenza di un legame con il restringimento (stenosi) delle vene e il ristagno di sangue nel cervello che secondo l'ipotesi del chirurgo italiano Paolo Zamboni è la causa della malattia neurodegenerativa. Il confronto a distanza tra i ricercatori canadesi della McMaster University e lo studioso italiano va in scena sulle pagine di Plos One. La rivista ospita uno studio canadese che mette in discussione la relazione tra la malformazione congenite delle vene che attraversano il collo e i successivi stati infiammatori che provocherebbero la malattia: la tesi di Zamboni (cronistoria).  

 

I ricercatori canadesi hanno sottoposto 100 pazienti con Sm e 100 persone sane a indagini diagnostiche (indagini a ultrasuoni delle vene cerebrali profonde e delle vene del collo, risonanza magnetica per immagini delle vene del collo e del cervello) la cui conclusione non ha fatto emergere significative differenze anatomiche, ridimensionando così, secondo gli scienziati, l'ipotesi di Zamboni. Che tuttavia sulle stesse pagine della rivista scientifica ribatte ai risultati canadesi con una lettera in cui elenca gli errori metodologici compiuti, a parere di Zamboni, nell'analisi dei pazienti. “I risultati ottenuti dai ricercatori canadesi sono esattamente agli antipodi di quello che noi abbiamo trovato, in quanto non sono stati in grado di dimostrare alcuna anomalia del flusso venoso nei pazienti con sclerosi multipla studiati sia con l'ecocolordoppler che con la venografia con catetere”, spiegano nella risposta Paolo Zamboni e Mirko Tessari, del Centro malattie Vascolari dell'Università di Ferrara. In particolare, secondo Zamboni non sono stati usati i metodi di indagine sui quali gli esperti internazionali avevano trovato accordo. "Per quanto riguarda la metodologia ECD, siamo rimasti molto sorpresi che gli autori non siano riusciti ad utilizzare la metodologia aggiornata di recente raccomandata da un consenso internazionale per migliorare la riproducibilità del protocollo ECD”.

 

Zamboni spiega che “siamo stati nuovamente sorpresi dal focus delle indagini nella regione superiore e mediana del collo, dove non sono mai state rilevate in condizione di CCSVI differenze significative nella portata del flusso giugulare. Al contrario, numerosi report hanno misurato significative limitazioni della portata del flusso giugulare, flusso aumentato attraverso le collaterali, e stenosi extraluminali nella parte inferiore del collo, esattamente dove Rodger (autore dello studio canadese, ndr) e gli altri non hanno effettuato alcuna valutazione".

di co.col.
Pubblicato il 19/08/2013

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