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Studio Usa sulle statine: abbattono il colesterolo, dimezzano gli infarti

Infarti: meno 54%. Ictus: meno 48%. Ricorso alle angioplastiche: meno 46%. In poche parole: dimezzamento dei rischi cardiovascolari. Sono i dati di uno dei più ampi studi condotti finora sugli effetti delle statine su colesterolo e rischi cardiovascolari presentati ieri durante i lavori dell`American Heart Association
La ricerca ha confermato che a basso contenuto di colesterolo equivale un minor rischio di attacco cardiaco e non solo. Lo studio ha preso in esame circa 18 mila persone ed è terminato con due anni di anticipo rispetto al previsto, quando le statistiche mostravano già chiaramente che la terapia con il farmaco anticolesterolo aveva prodotto risultati significativi rispetto ad uno dei primi fattori di rischio cardiovascolare per la popolazione mondiale.  Lo studio si avvalso anche della nuova applicazione di un test, chiamato test della proteina C-reattiva, già utilizzato nell`analisi dell`artrite infiammatoria, adoperato ora in una sua versione molto più sensibile per misurare l`infiammazione delle arterie.
Il gruppo è stato diviso in diversi gruppi, a seconda dell`età, più di 50 anni o più di 60, e tra quelli trattati con l`inattivo placebo o con rosuvastatina, molecola sintetica che al pari delle altre statine funziona come un "freno" alla produzione di colesterolo. In sostanza agisce sull`enzima responsabile del processo metabolico che è alla base del colesterolo prodotto dal nostro organismo. Tra coloro che hanno ricevuto 20 milligrammi di rosuvastatina al giorno i ricercatori hanno osservato una riduzione delle lipoproteine a bassa densità, il colesterolo LDL (quello cattivo, per intenderci) del 50% e dati migliori del 37% dal test sull`infiammazione delle arterie. Ancora: il rischio di attacchi è diminuito del 54%, quello di ictus del 48%, il ricorso ad angioplatica o bypass del 46%. 
Le statine sono state utilizzate per la prima volta nel 1987 per bloccare i processi di produzione del colesterolo nel fegato. Altri studi ne hanno messo in evidenza potenziali benefici nel trattamento della sclerosi multipla e dell`osteoporosi. E già si parla di vittoria delle statine. Fatti i calcoli, con un trattamento adeguato si potrebbero salvare dagli arresti cardiaci, e quindi da probabile decesso, circa 50 mila persone ogni anno. Si calcola che nei soli Stati Uniti ogni anno ci siano 450 mila persone stroncate da infarto o altre malattie cardiache e altre 150 mila colpite da ictus. Un`emergenza anche italiana. Ogni anno, nel nostro paese, circa 120 mila persone subiscono un infarto e altre 196.000 un ictus, 40 mila delle quali perdono la vita dopo poco tempo. Un costo economico a carico del Servizio sanitario che è stato calcolato in circa 3 miliardi di euro.
Restano da farei conti con i budget della spesa sanitaria. Le stime parlano di 9 miliardi di dollari: il numero potenziale di americani che vi dovrebbero far ricorso ammonterebbe infatti a circa 7 milioni. Considerato che né molti di loro né i loro medici curanti hanno mai preso in considerazione la possibilità di utilizzare le statine, si è già aperto un confronto interno alle associazioni scientifiche per stabilire come adottore nuove linee guida a partire dai nuovi risultati. Ma gli scienziati devono far fronte anche ad un altro fattore. Nei pazienti trattati è stato osservato un incremento di nuovi casi di diabete. E altri studi sono in corso per verificare perché la metà degli attacchi cardiaci colpisca pazienti con livelli di colesterolo normali. Colpa, dicono i ricercatori, di altri fattori di rischio non ancora ben evidenziati.
Resta un fatto. Elevati livelli di colesterolo sono uno dei più importanti fattori di rischio legati ad infarti e ictus perché contribuiscono alla formazione delle placche che bloccano le arterie impedendo che il sangue trasporti ossigeno al cuore e al cervello.
(aggiornato il 19-01-2009)

di cosimo colasanto
Pubblicato il 10/11/2008