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Assistenza ai cittadini, più differenze con il federalismo sanitario

Le possibilità di cura sono molto diverse da Regione a Regione

Più differenze nei servizi offerti ai cittadini, riduzione delle possibilità di innovazioni e tagli alla spesa farmaceutica: sono queste le principali conseguenze del passaggio al federalismo sanitario evidenziate dall'Istituto per la Competitività (I-Com), che ha raccolto i risultati delle sue analisi nel libro Sanità a 21 velocità. I dati diffusi ieri durante la presentazione del libro parlano chiaro: a seconda della Regione considerata la spesa sanitaria annuale pro capite può variare anche di 150 euro. Le differenze rimangono anche concentrandosi solo sulla spesa farmaceutica, che può variare di 30 euro a cittadino a seconda della sua Regione di residenza.

 

Questa situazione è il risultato dell'effetto combinato del trasferimento di competenze e poteri in ambito sanitario alle Regioni e dei limiti di spesa massima imposti dal Patto di Stabilità, che hanno portato le Regioni a scegliere la strategia della “minore spesa possibile”. In questo modo le differenze a livello regionale sono passate dai 25 euro pro capite degli anni '90 ai quasi 200 euro a persona del 2004.

 

Secondo Luca Pani, direttore generale dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), “il sistema sanitario nella sua versione ‘federalista’ non sta ottemperando al meglio all’obbligo, sancito dall’articolo 32 della Costituzione, di tutelare la salute dei cittadini e garantire equità nell’accesso alle cure indipendentemente dalla Regione di residenza”. Per questo motivo è favorevole a “una re-centralizzazione del sistema della farmaceutica”, una soluzione che non trova invece l'appoggio di Giovanni Bissoni, presidente dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Age.Na.S), secondo cui “ripartire dalle competenze, senza riflettere su quanto successo non è la strada auspicabile”.

 

Secondo I-Com la situazione potrebbe essere migliorata con l'istituzione di un Fondo Farmaceutico Nazionale, gestito da un'autorità garante come l'Aifa, in cui far confluire le risorse destinate alla spesa farmaceutica territoriale e ospedaliera. “Siamo favorevoli a preservare l’autonomia delle Regioni – ha precisato Stefano da Empoli, presidente di I-Com - sia pure in un processo che porti all’adozione generalizzata di costi standard”.

di Silvia Soligon
Pubblicato il 18/10/2013