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Bullismo al femminile: le «bad girls» di Rovere

Nonostante sia difficile crederlo, il bullismo non  è un fenomeno prettamente maschile. Anche le ragazze, la cui natura è da sempre ritenuta "gentile e delicata", si sono trasformate nelle nuove cattive. Il cinema americano aveva già raccontato quanto e come nei tre capitoli di Cruel Intentions, film americano di successo fra gli adolescenti d`oltreoceano. Da noi le cose non sono molto diverse. La visione di "Un gioco da ragazze", opera del giovane regista italiano Matteo Rovere, presentato al Festival del Cinema di Roma 2008, nelle sale dal 7 novembre, lo conferma.
Il problema del bullismo è un tema di sempre maggiore attualità. Tornato alla ribalta dopo i fatti di cronaca degli ultimi mesi, con le gesta dei cattivi riprese, ritrasmesse e cliccate su youtube e affini, il bullismo è entrato anche nei laboratori di ricerca. Ultimo studio segnalato quello dell`Università di Chicago che ha esplorato il meccanismo psico-biologico che ispira e condiziona il piacere legata allo scherzo crudele, al ricatto verso il più debole. Il cinema scopre che le store da raccontare sono più d`una.
"Un gioco da ragazze" descrive le vicende di un gruppo di ragazzine belle, ricche e viziate, i cui valori fondamentali sono la cura del proprio aspetto fisico e la ricerca dell`abbigliamento più cool. Dietro l`apparenza di un`esistenza perfetta, fatta di shopping, lusso, ragazzi e feste in locali esclusivi, si cela la totale mancanza di valori e di affettività nei confronti di chi le circonda. Un universo pronto a crollare: possiedono tutto, ma niente conta realmente. Gli ingredienti della autodistruzione ci sono tutti: la vita superficiale, droga, il sesso che diventa istinto, la noia che striscia e scava alle fondamenta del castello di sabbia costruito su un fragile delirio di onnipotenza. Ma c`è di più. Il superamento di un pregiudizio ideologico: i veri bulli non sono quelli che la vita mette fuori gioco a causa di famiglie indigenti, cattive compagnie. I bulli di "Un gioco da ragazze" sono adolescenti benestanti e ben vestite, senza bisogni particolari, se non quelli di cercare emozioni forti in un gesto trasgressivo e fuori dai canoni. Prendersela con i compagni non basta. La vittima designata, un professore,  ne farà le spese.

di nadia comerci
Pubblicato il 10/11/2008