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Ipertensione, arriva la nuova terapia per i casi più gravi

Gli studi clinici dimostrano che è sicura ed efficace

La nuova speranza per chi non riesce a tenere a bada l'ipertensione nemmeno con i farmaci si chiama denervazione simpatica renale percutanea. A dimostrare definitivamente l'efficacia e la sicurezza di questa nuova terapia è uno studio pubblicato su Lancet da un gruppo internazionale di ricercatori guidato da Henry Krum, direttore del Centre of Cardiovascular Research and Education in Therapeutics della Monash University (Australia).

 

Lo studio ha inizialmente coinvolto 153 pazienti, per 88 dei quali è stato possibile raccogliere tutti i dati necessari per valutare efficacia e sicurezza del nuovo trattamento. L'età media di questi ultimi era di 57 anni, la loro pressione massima prima della terapia si assestava attorno ai 175 mmHg e tutti assumevano almeno 3 farmaci antipertensivi – incluso un diuretico - alla dose ottimale. Il trattamento cui sono stati sottoposti consiste nella distruzione dei nervi circostanti i reni che inviano a questi ultimi e al cervello segnali che aumentano la pressione sanguigna.

 

Il monitoraggio dello stato di salute dei pazienti ha svelato che la nuova terapia consente di ridurre la pressione massima di 10 mmHg in un solo mese nel 69% dei casi, una percentuale che sale al 93% a 36 mesi dall'intervento. Il tutto, assicurano i ricercatori, senza effetti collaterali gravi a breve o a lungo termine. “Questi risultati – ha commentato Krum – confermano la robustezza della procedura e la sua utilità clinica in un gruppo di pazienti ipertesi gravi che hanno esaurito le opzioni terapeutiche a disposizione”.

 

L'intervento, che ora potrà entrare a pieno diritto nella pratica clinica, viene eseguito in anestesia locale e si basa sull'utilizzo delle radiofrequenze, indirizzate verso il nervo da trattare attraverso l'uso di un catetere.

di Silvia Soligon
Pubblicato il 25/01/2017

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