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Cancro al seno: conoscere il nemico aiuta a sconfiggerlo

Gli esperti spiegano i fattori di rischio, la diagnosi e la terapia corretta

Il cancro al seno rappresenta un sfida continua sia per le pazienti, sai per i medici. Conoscere l'avversario, le sue “strategie” e i suoi punti deboli è fondamentale per riuscire a vincere la battaglia. A fare il punto della situazione su questi aspetti sono stati gli esperti riuniti durante il 3rd International Meeting on New Drugs in Breast Cancer, svoltosi all'Istituto Nazionale Tumori “Regina Elena” di Roma nel novembre scorsso.

 

La carta d'identità del nemico. Il tumore della mammella colpisce le ghiandole che producono il latte o i dotti che lo portano verso i capezzoli. Quando le cellule neoplastiche crescono solo all'interno della mammella è definito “non invasivo” e si parla di carcinomi in situ. Quando, invece, il tumore di diffonde oltre la sua zona d'origine si parla di tumore “invasivo”. Il tipo più diffuso è proprio una forma invasiva, il carcinoma duttale infiltrante (o, appunto, invasivo), che rappresenta dal 70 all'80% di tutti i casi di tumore della mammella.

 

I fattori di rischio. La causa precisa della comparsa di un cancro al seno è difficilmente individuabile. Tuttavia, esistono dei fattori che aumentano il rischio di avere a che fare con questo tumore. Si tratta dell'età – è raro prima dei 30 anni, tra i 30 e i 40 colpisce con una probabilità del 4-5% e dopo i 40 l'incidenza aumenta parallelamente all'età – dell'assenza di gravidanze o di una prima gravidanza dopo i 30 anni, della comparsa delle mestruazioni prima dei 12 anni e della menopausa dopo i 50, di precedenti patologie benigne al seno, della familiarità – responsabile del 5-7% di tutte le neoplasie mammarie – della popolazione di appartenenza – è più frequente nelle donne bianche – del sovrappeso, dell'obesità e di uno stile di vita sedentario, del fumo, dell'abuso di alcol, di un'alimentazione scorretta, dell'esposizione a radiazioni ionizzanti – ad esempio una radioterapia nell'area toracica – e delle mutazioni nei geni Brca-1 e Brca-2 – che aumentano il rischio di ammalarsi del 50-80%.

 

I fattori protettivi. Studi epidemiologici hanno rilevato l'effetto protettivo contro il tumore al seno esercitato dalla gravidanza e dall'allattamento. In particolare, un'analisi dei risultati di 47 diversi studi condotti in 30 paesi coinvolgendo oltre 147 mila donne, pubblicata su Lancet, ha dimostrato l'esistenza di un'associazione diretta tra il numero di mesi di allattamento al seno e il rischio di tumore. Rispetto alle donne che non hanno mai allattato al seno, il cui rischio è considerato pari a 1, quelle che allattano per meno di 6 mesi corrono un rischio pari a 0,98. Il rischio relativo scende a 0,94 per chi allatta per 7-18 mesi, a 0,89 per chi allatta per 19-30 mesi, a 0,88 per chi allatta per 31-54 mesi e a 0,73 per chi allatta per più di 55 mesi. L'effetto protettivo combinato delle gravidanze e dell'allattamento al seno è indipendente dall'età, dalla condizione menopausale e dall'età al momento del primo parto.

 

I sintomi. Il tumore della mammella può presentarsi come un nodulo duro nel seno o nell'ascella, in genere non doloroso e solo da un lato. Altri possibili sintomi sono cambiamenti nella grandezza e nella forma del seno, modifiche della pelle e cambiamenti del capezzolo, ad esempio insolite secrezioni o sfoghi cutanei nell'area circostante. Spesso, però, gli stadi iniziali non sono associati a nessun sintomo.

 

La diagnosi precoce. Gli esperti consigliano di effettuare l'autopalpazione del seno una volta al mese. Altri esami clinici utili a diagnosticare il tumore il prima possibile devono invece essere eseguito annualmente o ancora meno spesso. In Italia per le donne dai 50 ai 69 anni è prevista la mammografia con cadenza biennale. Tuttavia, in alcune regioni, ad esempio l'Emilia Romagna, gli esperti si sono già mossi per estendere questa finestra d'età dai 45 ai 74 anni.

 

Le terapie. Eseguire il trattamento opportuno è importante per limitare la possibilità che il cancro si estenda ai tessuti circostanti o ad altri organi, formando delle metastasi. Sia la prognosi che il trattamento sono influenzati dallo stadio del tumore al momento della diagnosi (da I a IV, in ordine di gravità). Inoltre bisogna tenere presente che esistono diverse forme di tumore della mammella, caratterizzate da diversi tassi di crescita e di risposta alle terapie. Per questo motivo il tessuto tumorale dovrebbe essere sempre sottoposto a test per determinarne il tipo.

di red.
Pubblicato il 13/02/2014

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