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Trapianti, contro il rigetto parte un progetto da Bergamo

Usare le cellule staminali per contrastare il rigetto nei trapianti. Rendere possibile, quindi, che il nostro organismo riconosca come proprio l’organo trapiantato senza dover utilizzare farmaci antirigetto per il resto della propria vita. Autorizzato dall’Istituto Superiore di Sanità, il progetto di ricerca europeo è partito da Bergamo e coinvolge, tra gli altri, gli Ospedali Riuniti e l`Istituto Mario Negri. L’efficacia del progetto sarà testata su un gruppo di pazienti in attesa di un trapianto di rene.Alcune ricerche effettuate da scienziati italiani sui topi hanno mostrato che le staminali possono far accettare all’organismo ricevente anche il trapianto di un cuore non compatibile. “L’obiettivo – come spiega Giuseppe Remuzzi dell`Istituto Mario Negri - è quello di migliorare l’evoluzione a lungo termine del trapianto di organi mediante l`impiego di cellule prelevate dallo stesso donatore. In particolare si pensa di utilizzare cellule mesenchimali, che hanno la capacità di modulare il sistema immune nel ricevente”. La tecnica consiste nel trapiantare, contemporaneamente all’organo, delle cellule staminali isolate in precedenza dal midollo osseo del paziente che riceve il trapianto. Il rigetto è la causa principale di fallimento del trapianto del rene: per questo motivo l’interesse per questo progetto è molto sentito. Circa il 50% dei reni trapiantati, infatti, cessa di funzionare 10 anni dopo l’intervento a causa del rigetto cronico o della tossicità della terapia immunosoppressiva. La terapia potrà ridurre al minimo l’intolleranza del corpo all’organo trapiantato, permettendo al sistema immunitario di rimanere integro e di abbassare quindi il rischio di infezioni e tumori – moderatamente più elevato nei pazienti trapiantati – al livello di quello della popolazione sana.(26/06/2008)

di ida casilli
Pubblicato il 13/07/2008

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