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Dna: le undici facce del tumore all’esofago

Sarà mai possibile predire il cancro? Alcuni scienziati sostengono di sì. Un team di ricercatori americani ha identificato infatti ben 11 profili genetici attraverso i quali sarebbe possibile stabilire in anticipo il rischio di ammalarsi di cancro all`esofago. È quanto appare sull`ultimo numero di Cancer Prevention Research, il giornale dell`Associazione americana per la ricerca sul cancro.
Gli studiosi hanno dimostrato come già nella fase precedente alla formazione del cancro all`esofago si scateni nel paziente una sorta di instabilità cromosomica. In particolare si verificherebbe la perdita delle normali funzioni degli alleli di alcuni geni, che genererebbe numerose anomalie genetiche nel Dna dei pazienti. Se si individuassero tali anomalie nella fase che precede l`insorgere della malattia, spiegano i ricercatori americani, si potrebbe riuscire a predire l`insorgere del cancro.
E grazie alle analisi effettuate su parti delle masse tumorali di 42 pazienti in differenti stadi della malattia, sono state individuate 11 varietà di polimorfismi a singolo nucleotide (SNPs), ossia variazioni in una sequenza di acidi nucleici, fortemente correlate con la presenza di cellule cancerogene nell`esofago. In particolare, secondo gli scienziati il numero di questi polimorfismi aumenterebbe con l`aggravarsi della malattia. La presenza degli SNPs cresceva infatti dal 2% nelle prime fasi, fino al 30% negli stadi più avanzati.
Il rischio di ammalarsi di cancro all`esofago potrebbe quindi essere correlato con la presenza, maggiore o minore, di tali polimorfismi. Ad esempio, spiegano gli scienziati, coloro che presentano un profilo genetico con più di quattro tra queste alterazioni corrono un rischio tre volte maggiore di ammalarsi di cancro all`esofago.
“Il nostro obiettivo – dichiara Xifeng Wu, dell`Università del Texas – è ora quello di costruire un modello quantitativo predittivo basato sul profilo epidemiologico dell`individuo, sull`esposizione ambientale e sul suo patrimonio genetico”.
Se si considera il drammatico incremento della diffusione del cancro all`esofago e il basso tasso di sopravvivenza di chi ne è affetto, la scoperta rappresenta una grande speranza per arrivare alla diagnosi precoce della malattia. Le cellule cancerogene, in futuro, potrebbero quindi essere battute sul tempo.  

di lidia baratta
Pubblicato il 12/11/2008