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Utero in silicone contro l’infertilità

Un piccolo utero in silicone per migliorare la tecnica della fecondazione in vitro. La nuova metodica, che verrà testata in Gran Bretagna su 40 donne, permetterà all’utero materno di ospitare, subito dopo la fecondazione artificiale, gli embrioni ottenuti in provetta. Lo studio, pubblicato sul settimanale britannico “New Scientist”, è coordinato da Simon Fishel, direttore del “Care Fertility” di Notthingam, biologo di fama internazionale nel campo della fecondazione assistita.
Il piccolo utero in silicone - 5 millimetri di lunghezza e uno di larghezza, dotato di piccoli fori - sostituirebbe l’uso delle attuali incubatrici, permettendo agli embrioni di essere così inseriti direttamente in un ambiente naturale favorevole al loro sviluppo.
Questo procedimento potrebbe determinare un aumento delle probabilità di sopravvivenza di ogni singolo embrione, implicando quindi l’utilizzazione di un numero inferiore di cellule uovo e l’alleggerimento, a tutto vantaggio delle donne che decidono di sottoporsi alla cura, della terapia ormonale per la stimolazione ovarica. Si potranno così salutare le vecchie incubatrici che, secondo l’attuale procedura della fecondazione assistita, accolgono gli embrioni in provetta nelle primissime fasi del loro sviluppo.
Secondo la tecnica sperimentale, nel piccolo contenitore in silicone vengono inseriti gli embrioni ottenuti in provetta; la capsula viene poi fatta risalire nell’utero attraverso la vagina, e dopo alcuni giorni viene recuperata per selezionare gli embrioni che dovranno essere impiantati nell’utero materno.
La nuova tecnica, fino a oggi testata solo in Belgio con risultati promettenti, verrà ora sperimentata anche su 40 donne inglesi. A ognuna di loro verranno prelevati 8 o 12 ovociti, metà dei quali saranno trattati con le tecniche tradizionali e metà con l’utero in silicone, permettendo così di confrontare i risultati.

di ida casilli
Pubblicato il 13/07/2008