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Sms, mail e chat: i ragazzi usano lo smartphone nove ore al giorno

Nuove generazioni a maggior rischio-dipendenza. Studio del Mit di Boston

Dieci ore le ragazze, otto i ragazzi, per una media di nove ore. A tanto ammonta il tempo trascorso con il cellulare in mano alle prese con l'invio di sms e di mail, l'utilizzo di chat e l'ascolto di musica. Il dato - non proprio confortante - arriva da uno studio pubblicato sul Journal of Behavioral Addictions da un gruppo di ricercatori della Hankamer School of Business della Baylor University di Waco (Texas, Stati Uniti), che spiegano che per le nuove generazioni che entrano molto precocemente in contatto con smartphone sempre più tecnologici il rischio di sviluppare la dipendenza da telefonino è in aumento: "E' incredibile - spiega James Roberts, primo autore dello studio -. Tanto più aumentano le funzioni che questo apparecchio è in grado di svolgere, tanto più diventa realistica la possibilità che si faccia strada la dipendenza da questo pezzo apparentemente indispensabile di tecnologia".  

 

Lo studio è stato realizzato esaminando i dati raccolti da un sondaggio online somministrato a 164 studenti universitari di età compresa tra i 19 e i 22 anni: ed è emerso che l'attività maggiormente svolta mediante il telefonino è l'invio di sms (per inviare i quali si impiegano 94,6 minuti al giorno in media), l'invio di email (48,5 minuti), il controllo di Facebook (38,6 minuti), la navigazione in Internet (34,4 minuti) e l'ascolto di musica (26,9 minuti). E mentre i ragazzi fanno frequentemente uso del dispositivo per leggere libri e twittare, le ragazze fanno invece frequente ricorso all'uso dei siti di Amazon e Spotify.

 

Dal sondaggio è emerso che il 60% degli studenti afferma di sentirsi "dipendente" dal proprio telefonino: "Data la gamma sempre crescente delle attività che si possono eseguire tramite un telefono cellulare - conclude Roberts - è fondamentale capire quali tra queste attività hanno maggiori probabilità di essere associate con la dipendenza da telefonino". 

 

di Miriam Cesta
Pubblicato il 04/09/2014