Un intervento che pare miracoloso, quello effettuato in Germania dall`équipe di Gero Hutter su un quarantaduenne affetto da leucemia e da Hiv: l`uomo è infatti guarito dal virus dell`immunodeficenza umana grazie a un trapianto di midollo osseo. Ma dove arrivano le certezze e dove invece iniziano le illusioni? Lo ha spiegato a Salute24 Gianni Rezza, infettivologo dell`Istituto superiore di sanità.
“L`intervento eseguito dall`equipe di Gero Hutter è un`operazione molto complessa, e deve essere presa con cautela. Non è la prima volta che si effettua un trapianto di midollo spinale in pazienti sieropositivi, e solo in rarissime occasioni si è notata una regressione del virus. Gli insuccessi, l`ultimo dei quali nel 2007, sono molti di più dei casi positivi”.
Il recente intervento dei medici tedeschi, comunque, rispetto ai precedenti trapianti di midollo porta con sé una grande novità: “È la prima volta - conferma Rezza - che la scelta del donatore viene fatta in base alle sue caratteristiche genetiche”. Mai prima d`ora, infatti, il midollo del donatore conteneva una modificazione genetica capace di bloccare la Ccr5, una molecola fondamentale per l`attecchimento del virus nelle cellule.
La buona riuscita del trapianto è indubbiamente una nota positiva nella ricerca sull`Aids, ma di certo restano diversi ostacoli da superare: “Gli individui che hanno questa variazione genetica - spiega l`infettivologo dell`Istituto superiore di sanità - sono pochissimi. Si parla di una popolazione molto ridotta, nell`ordine dell`1%”. Per questo motivo “sarà difficile una sperimentazione stabile. Inoltre questo intervento deve essere considerato non come una terapia ordinaria, ma come soluzione estrema”.
A distanza di due anni dall`operazione l`Hiv non è riemerso, ma i dubbi persistono: “Nel paziente - spiega Rezza - è stata registrata effettivamente una carica virale azzerata, ma non è ancora chiaro se il virus sia scomparso del tutto, oppure sia presente in cellule non ancora analizzate. È anche possibile che sia segregato in alcune zone, dette `santuari`, e che non sia in circolo nel sangue. Per capire tutto questo sarebbe necessario un periodo di controllo molto più lungo”.
Una strada senza certezze ma da percorrere, quella della ricerca sull`Aids, perché a 25 anni dall`isolamento del virus si insegue ancora una cura definitiva. “Il vaccino per l`Hiv - ha detto Rezza a Salute24 - è difficilmente individuabile perché il virus attacca le cellule immunitarie, cioè quelle responsabili della risposta all`infezione”. Questo impone una svolta nelle ricerche: “I vaccini più vecchi si sono rivelati inefficaci perché si concentrano sulla stimolazione degli anticorpi”, le stesse cellule colpite dall`Hiv. “Oggi - prosegue Rezza - si preferisce un approccio cellulare, basato sulla sollecitazione non degli anticorpi, ma di cellule capaci di attaccare il virus”.
"In compenso - conclude Rezza - negli ultimi anni la ricerca sull`Aids ha fatto passi enormi sulle terapie: esistono ormai più di venti farmaci capaci di rallentare il corso dell`Hiv e questo permette di differenziare le cure limitando gli effetti collaterali, purtroppo ancora massicci”.
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