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Fecondazione eterologa, i punti-chiave

Le Regioni hanno recepito le linee guida che consentono il ricorso a gameti esterni alla coppia

In attesa che il Parlamento legiferi sulla fecondazione eterologa, le Regioni hanno trovato un accordo sulle linee guide elaborate dalla Commissione Salute. Regole precise resesi necessarie dopo che la Consulta ha bocciato la parte della legge 40 in cui si vietava il ricorso a spermatozoi e ovuli al di fuori dalla coppia. Ecco i punti del documento su cui le Regioni hanno trovato l'accordo.

 

Gratuità – La fecondazione eterologa sarà gratuita per le donne fino ai 43 anni di età. Le Regioni potranno decidere di applicare un ticket. La Regione Toscana, la prima ad autorizzare la procedura, ha stabilito una compartecipazione alla spesa sanitaria di 500 euro per i residenti, pari a quella della fecondazione omologa. Il Piemonte ne chiederà 600. Il costo totale della procedura eseguita nei Centri pubblici è di circa 3mila euro. Proprio i costi della fecondazione eterologa praticata all'estero sono stati la ragione che ha spinto la Corte Costituzionale a cassare il divieto: “Creavano disparità economica”. Infatti, le coppie che sceglievano di ricorrere a Centri all'estero dovevano pagare fino a 10mila euro per la procedura.

 

Donazioni gratuite - “La donazione di cellule riproduttive da utilizzare nell’ambito delle tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo – si legge nel documento -è atto volontario, altruista, gratuito, interessato solo al “bene della salute riproduttiva” di un’altra coppia. Non potrà esistere una retribuzione economica per i donatori/donatrici, né potrà essere richiesto alla ricevente contributo alcuno per i gameti ricevuti. Non si escludono forme di incentivazione alla donazione di cellule riproduttive in analogia con quanto previsto per donazione di altre cellule, organi o tessuti”.

 

Chi può ricorrere - L'eterologa è eseguibile unicamente qualora sia accertata e certificata una patologia che sia causa irreversibile di sterilità o infertilità. Può ricorrere alla tecnica la donna “in età potenzialmente fertile” e comunque in buona salute per affrontare una gravidanza. Su suggerimento delle Società Scientifiche, si sconsiglia comunque la pratica eterologa su donne di età superiore ai 50 anni. Per la donazione di gameti maschili è comunque rilevante allo stesso modo l’età della partner, con le stesse limitazioni.

 

Chi può donare - La donazione di gameti è consentita ai soggetti di sesso maschile di età non inferiore ai 18 anni e non superiore ai 40 anni, e ai soggetti di sesso femminile di età non inferiore ai 20 anni e non superiore ai 35 anni. Da ogni donatore non potranno “nascere” più di 10 figli. Il documento identifica con precisione tutte le regole per la selezione e i controlli sanitari richiesti. Non potranno donare donne che si stanno sottoponendo a tecniche analoghe, invece sarà possibile donare i gameti eventualmente congelati in precedenti procedure.

 

Centri autorizzati – Sarà eseguita in tutti i Centri regionali di Pma autorizzati e accreditati (fa eccezione, temporaneamente, solo il Lazio) per la fecondazione omologa, vale a dire quella con i gameti dei genitori. Non ci saranno ulteriori requisiti richiesti alle strutture.

 

Anonimato garantito – Uno dei punti più delicati è quello che riguarda l'anonimato dei donatori. “I dati clinici del donatore/donatrice – afferma il testo - potranno essere resi noti al personale sanitario solo in casi straordinari, dietro specifica richiesta e con procedure istituzionalizzate, per eventuali problemi medici della prole, ma in nessun caso alla coppia ricevente. L’accessibilità alla informazione sarà gestita informaticamente con il controllo di tracciabilità”. 

 

 

di co.col.
Pubblicato il 05/09/2014

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