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Cancro al pancreas, la diagnosi precoce è una questione di famiglia

Conoscere la predisposizione permette di identificare il tumore quando le possibilità di sopravvivenza sono maggiori

Il cancro al pancreas impiega almeno 10-20 anni per svilupparsi. Questa finestra temporale rappresenta un ampio periodo in cui è possibile cercare di identificarlo il prima possibile nelle persone geneticamente predisposte alla sua comparsa. A suggerirlo sono Jeremy Humpris, Andrew Biankin e gli altri autori di uno studio pubblicato sulla rivista Cancer, secondo cui conoscere la predisposizione familiare del paziente alla comparsa di questo tipo di tumore potrebbe essere fondamentale per aumentare le sue possibilità di sopravvivenza grazie a una diagnosi precoce.

 

In effetti un dei motivi per cui la probabilità di sopravvivere a un tumore al pancreas è molto bassa sono i ritardi nella diagnosi. Nella maggior parte dei casi il cancro viene identificato in fase avanzata o quando si è già esteso ad altri organi; se, però, la massa tumorale è abbastanza piccola da poter essere totalmente asportata e se non ha ancora attaccato i linfonodi le probabilità di sopravvivenza aumentano. Analizzando la storia medica e i campioni tumorali di 766 pazienti i ricercatori coordinati da Biankin, esperto del Garvan Institute of Medical Research di Sydney, hanno scoperto che il 9% circa aveva un parente di primo grado con cancro al pancreas e che, così come i parenti, aveva anche una probabilità molto maggiore di avere almeno un'altra forma di tumore. Inoltre al 71% dei figli il tumore al pancreas è stato diagnosticato 12 anni prima che al genitore, fenomeno noto come “anticipazione”. Infine al momento della diagnosi i fumatori erano in media 10 anni più giovani rispetto alla norma, mentre in chi non ha una predisposizione familiare al cancro al pancreas l'anticipazione della diagnosi associata al fumo è di 5 anni.

 

“I nostri studi suggeriscono che quando si valuta qualcuno è importante capire la storia familiare – non solo del cancro al pancreas, ma anche di altri tumori”, ha commentato Humpris, proseguendo: “Il fumo porta a una comparsa molto più precoce della malattia, quindi è ovvio che si dovrebbe consigliare di non fumare, soprattutto a chi è geneticamente predisposto”. Inoltre secondo Biankin “una migliore comprensione delle caratteristiche cliniche delle persone geneticamente a rischio aiuterà a identificare i geni responsabili della predisposizione e chi potrebbe trarre beneficio dalla consulenza genetica e dagli screening per l'identificazione precoce della malattia”.

 

Foto: © goa novi - Fotolia.com

di Silvia Soligon
Pubblicato il 22/10/2014

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