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Più tasse, meno bevi: in Usa la lotta all’alcol parte dal portafoglio

Quando bere troppo fa male non solo alla salute, ma anche al portafoglio, si rinuncia più facilmente a un cocktail e si riduce l`incidenza di malattie dovute alla dipendenza da alcool: è quanto sostiene uno studio americano promosso dalla Robert Wood Johnson Foundation nell`ambito del Substance Abuse Policy Research Program.
Secondo la ricerca pubblicata sull`American Journal of Public Health, infatti, l`aumento dell`imposizione fiscale su birra, vino e superalcolici ne ha ridotto il consumo, facendo diminuire di conseguenza anche il tasso di mortalità per patologie legate all`alcolismo come cirrosi epatica o pancreatiti croniche.
Si tratta di uno studio retrospettivo: i ricercatori americani hanno infatti calcolato il numero di morti dovute a disturbi legati all`alcool in Alaska prima e dopo l`aumento delle tasse sulle bevande alcoliche. La scelta degli esperti è ricaduta proprio sull`Alaska perché è lo stato Usa con il più elevato tasso di mortalità per patologie dovute all`eccessivo consumo di alcool, e perché è stato uno dei primi Paesi a prendere provvedimenti di natura fiscale per cercare di contrastare il problema.
È risultato che il primo aumento delle tasse sull`alcol che risale al 1983 ha ridotto il numero di morti del 29% mentre il secondo provvedimento, quello del 2002, ha comportato una ulteriore riduzione dell`11%. I risultati non si sono dimostrati validi solo nel breve periodo: il fattore economico è stato infatti decisivo nel porre un freno ai decessi per malattie legate all`alcolismo anche nel lungo termine, con un impatto fino a quattro volte superiore rispetto ad altre strategie di prevenzione contro la dipendenza da alcool.
“I dati hanno del sorprendente – conclude Alexander Wagenaar, coordinatore della ricerca –. Un semplice correttivo dell`imposizione fiscale è risultato di importanza decisiva nella lotta contro l`alcolismo”.

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Pubblicato il 17/11/2008