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Si rende di più se si accetta di vivere un rapporto negativo con il capo

È preferibile valutare la relazione con il datore di lavoro in maniera diretta. Così migliorano le motivazioni del lavoratore

Avere una visione distorta della relazione con il proprio capo può essere controproducente. Per lavorare al meglio, è sufficiente che tutti abbiano chiara la natura di questo rapporto, anche se di pessima qualità. A questa conclusione è giunto un team di ricercatori della Michigan State University. “Considerare allo stesso modo questa relazione è ugualmente, se non più importante, della qualità della relazione medesima”, sottolinea Fadel Matta, l'autore principale dello studio pubblicato sulla rivista Academy of Management Journal.

 

La ricerca ha coinvolto 280 lavoratori e i loro datori, con ruoli diversi e provenienti da differenti settori, dall'industria al commercio alla finanza. I ricercatori sono partiti dai risultati di vecchie pubblicazioni che sostenevano come gli impiegati e i loro capi dessero in molti casi una valutazione difforme del loro rapporto sul luogo di lavoro. Matta e i suoi colleghi hanno cercato di capire se e come questa differenza di percezione influisce sulle prestazioni del lavoratore.

 

I 280 soggetti sono stati interrogati separatamente dai loro capi in modo tale da non far scoprire ai primi quali sentimenti il proprio superiore provasse per loro, e viceversa. Dalle risposte è emerso che le motivazioni e le prestazioni di ciascun impiegato sono pregiudicate se questo crede erroneamente di vivere un buon rapporto con il suo capo. I risultati sono confermati anche nel caso opposto, ovvero nel caso in cui sia il datore di lavoro a valutare positivamente una relazione con i suoi dipendenti quando invece non lo è.

 

La motivazione del dipendente, il suo essere proattivo e l'inclinazione a fare più del suo dovere sono maggiori quando i due soggetti non hanno una rappresentazione distorta della realtà e vedono il loro rapporto allo stesso modo, anche se non dei più idilliaci. “Molti direbbero che è meglio fingere, ma i risultati della nostra ricerca dicono il contrario”, sostiene Matta.

 

di Vito Miraglia
Pubblicato il 24/05/2018