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Il metabolismo migliora se si smette di fumare

Il peso non aumenta, come molti temono. Il grasso si distribuisce nel corpo e il fegato lavora meglio

Chi pensa di smettere di fumare teme soprattutto di ingrassare. Se soffre di diabete o è insulinoresistente, invece, pensa che la sua condizione può peggiorare. Niente di tutto questo: una ricerca dell'università Charles R. Drew di Los Angeles, che è stata illustrata nei dettagli in occasione del meeting annuale della Endocrine Society a San Diego, ha riscontrato invece alcuni effetti benefici sul metabolismo. “Lo studio ha mostrato che l'insulinoresistenza resta stabile e il grasso si ridistribuisce in tutto il corpo dopo essersi concentrato in particolare nella zona addominale”, dice Theodore C. Friedman, l'autore principale della ricerca.

È stato predisposto un programma per smettere di fumare di otto settimane consistente in sedute di terapia e somministrazione di farmaci. Sono state coinvolte persone che fumavano da metà a due pacchetti di sigarette al giorno. Prima e dopo le otto settimane sono stati misurati diversi parametri, dal livello di monossido di carbonio nelle esalazioni ai metaboliti (prodotti del processo di metabolismo) della nicotina presenti nelle urine, dal peso e distribuzione di grasso al tasso di glucosio rilasciato dal fegato. A seguire una seconda fase di sedici settimane nella quale i partecipanti hanno continuato a non fumare o invece hanno ripreso.

Gli effetti osservati sono stati diversi, complessi ma favorevoli. Al termine delle prime otto settimane, è stato osservato un minimo e passeggero aumento della distribuzione di grasso nella zona addominale. Alla fine della seconda fase, invece, il livello di monossido e metaboli era diminuito, era migliorato il rilascio di glucosio da parte del fegato grazie al nuovo stile di vita ed era aumentato l'assorbimento del glucosio e il ricorso ai carboidrati come prioritaria riserva di metabolismo. “Smettere di fumare ha effetti benefici che vanno incoraggiati per quanto riguarda la distribuzione del grasso e il rilascio di glucosio dal fegato”, conclude il dottor Friedman.

di Vito Miraglia
Pubblicato il 04/09/2015