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La solitudine uccide: i rischi superano quelli dell'obesità

La conferma arriva da un'analisi degli studi condotti sul tema, secondo cui l'isolamento sociale è pericoloso anche quando è una scelta volontaria

La solitudine e l'isolamento sociale possono essere pagati in termini di longevità. A suggerirlo sono studi come quello presentato dai ricercatori dell'Università di Chicago al congresso 2014 dell'American Association for the Advancement of Science, e a confermarlo è l'analisi ora pubblicata sulle pagine di Perspectives on Psychological Science da un gruppo di ricercatori della Brigham Young University di Provo (Utah) che ormai da tempo dedica i suoi studi a questo fenomeno. Le conclusioni cui sono giunti gli esperti offrono interessanti spunti di riflessione, primo fra tutti quello sul fatto che l'effetto della solitudine è addirittura superiore a quello dell'obesità, un fattore – sottolinea Julianne Holt-Lunstad, primo autore dell'analisi – “che la salute pubblica prende molto sul serio”.

 

Studi condotti in passato da Holt-Lunstad e Tim Smith, coautore anche di questa analisi, hanno portato a mettere il rischio di morire a causa della solitudine sullo stesso piano di quello associato all'abitudine di fumare 15 sigarette al giorno o all'essere alcolista. I risultati pubblicati su Perspectives on Psychological Science, basati sui dati relativi a oltre 3 milioni di individui, portano a collocare nello stesso gruppo di fattori di rischio anche la solitudine e la mancanza di contatti sociali, che rappresentano a tutti gli effetti un pericolo aggiunto rispetto ai fattori socioeconomici, all'età e ai problemi di salute che possono causare un decesso prematuro. “In pratica lo studio ci dice che tanta più positività psicologica abbiamo nel nostro mondo tanto meglio riusciamo a stare non solo emotivamente ma anche fisicamente”, spiega Smith.

 

“Dobbiamo iniziare a prendere più sul serio le nostre relazioni sociali”, sottolinea invece Holt-Lunstad. Il monito vale anche per chi sceglie liberamente di isolarsi perché convinto di stare meglio da solo. Infatti in termini di rischio di accorciare la propria aspettativa di vita l'effetto di un atteggiamento di questo tipo è molto simile a quello con cui ha a che fare chi invece si sente solo nonostante condivida la sua quotidianità con molte persone. Alcune categorie sono però più a rischio, e contrariamente a quanto si potrebbe pensare si tratta dei più giovani. Infatti anche se è più probabile soffrire di solitudine quando si è più anziani e anche se il rischio di morire aumenti all'avanzare dell'età, l'associazione tra isolamento sociale e probabilità di morte prematura è più stretta al di sotto dei 65 anni di età.

 

Secondo gli autori il fenomeno non deve essere sottovalutato. “Non ci troviamo solo di fronte al numero più elevato di persone che vivono sole mai registrato in questo secolo, ma anche ai tassi più elevati mai riscontrati nel pianeta – sottolinea infatti Smith – Con la solitudine in aumento, in futuro ci aspettiamo una possibile epidemia di solitudine”.

 

Foto: © aletia2011 - Fotolia.com

di Silvia Soligon
Pubblicato il 11/05/2015