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Cancro, nuove indicazioni per un vaccino personalizzato

Gli scienziati lo hanno sperimentato in caso di melanoma e si mostrano ottimisti: 'Abbiamo fatto un importante primo passo che apre le porte a trattamenti antitumorali personalizzati'

Un vaccino personalizzato contro il cancro: la proposta arriva dalla Scuola di Medicina della Washington University (St. Louis, Stati Uniti), dove un gruppo di ricercatori coordinato dall'oncologo Gerald Linette ha sperimentato l'immunoterapia in 3 pazienti con melanoma diffuso ai linfonodi. I risultati dei test, pubblicati su Science Express, hanno dimostrato che con questo approccio è possibile aumentare il numero e il tipo di cellule del sistema immunitario che aggrediscono le cellule tumorali.

 

La strada dell'immunoterapia contro il cancro è stata già tentata in passato cercando di indirizzare la risposta immunitaria contro proteine espresse a livelli particolarmente elevati dalle cellule tumorali. Queste proteine sono però espresse anche dalle cellule sane; per questo è difficile stimolare una reazione immunitaria potente nei loro confronti. I ricercatori della Washington University hanno cercato di eliminare questo problema utilizzando un approccio basato contemporaneamente sulla genomica e sull'immunoterapia.

 

Una prima fase dei loro studi ha infatti previsto di sequenziare il genoma dei tumori e di tessuti sani dei pazienti per identificare le proteine mutate nelle cellule tumorali. Queste molecole, battezzate “neoantigeni”, sono state poi analizzate al computer e in laboratorio per identificare quelle che avrebbero potuto scatenare una forte risposta immunitaria.

 

In una fase successiva i neoantigeni selezionati sono stati utilizzati per produrre un vaccino in cui le proteine tumorali fossero presentate al sistema immunitario dalle cellule dendritiche, elementi in grado di stimolare i linfociti T ad attaccare le cellule del tumore. Analizzando campioni di sangue dei pazienti prelevati settimanalmente nei 4 mesi successivi all'infusione del vaccino i ricercatori hanno dimostrato che tutti i pazienti hanno sviluppato una risposta immunitaria contro neoantigeni specifici presenti nel loro vaccino, il tutto senza effetti collaterali.

 

“I nostri risultati sono preliminari – sottolinea Linette – ma l'ampia e notevole varietà della risposta dei linfociti T ci fa pensare che i vaccini abbiano un potenziale terapeutico”. Al momento è troppo presto anche solo per garantire un'efficacia a lungo termine. “Abbiamo ancora molto altro lavoro da fare – aggiunge Linette – ma abbiamo fatto un importante primo passo che apre le porte a trattamenti antitumorali personalizzati basati sulla risposta immunitaria”. Il prossimo passo sarà uno studio di fase I approvato dalla Food and Drug Administration statunitense che coinvolgerà 6 pazienti. Se l'efficacia del vaccino sarà dimostrata Linette e collaboratori potrebbero aver trovato una nuova terapia da somministrare ai pazienti dopo un intervento di asportazione di un melanoma per attaccare eventuali cellule tumorali residue e prevenire recidive. Le diverse tipologie di linfociti T stimolate in questi primi test porta inoltre ad ipotizzare che questo approccio possa essere utilizzato anche nella lotta contro tumori diversi dal melanoma, ma come il melanoma caratterizzati da un elevato tasso di mutazioni, come quello ai polmoni, alla vescica e alcune forme di cancro al colon retto.

 

Foto: © vitanovski - Fotolia.com

di s.s.
Pubblicato il 29/09/2015