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Il rischio di cancro allo stomaco è in un test del respiro

Le sue potenzialità anche in fasi precancerose sono state svelate da uno studio su Gut

Alto o basso? Quando si tratta del rischio di sviluppare un cancro allo stomaco rispondere a questa domanda potrebbe essere reso più facile da un test del respiro basato sull'uso di nanoarray, matrici in grado di analizzare in una sola volta molte delle sostanze presenti proprio nell'alito. Le potenzialità del suo impiego sono state valutate in uno studio pubblicato sulla rivista Gut, e secondo i suoi autori questo tipo di analisi “potrebbe mettere a disposizione lo strumento di screening non invasivo mancante per il cancro allo stomaco e le lesioni precancerose associate”. Ma non solo. I ricercatori suppongono infatti che questi nanoarray possano essere utilizzati anche per monitorare la progressione del tumore e la comparsa di eventuali recidive.

 

Lo studio pubblicato su Gut ha previsto di analizzare due volte il respiro dei 484 partecipanti, una prima volta mediante gas cromatografia abbinata alla spettrometria di massa (gcms) e l'altra utilizzando il nanoarray. La gcms ha dimostrato che sia in caso di tumore allo stomaco che nei partecipanti sani è possibile identificare una composizione caratteristica dell'alito. In particolare, fra i 130 composti organici volatili identificati 8 si presentavano a livelli diversi a seconda che il respiro analizzato appartenesse a un paziente con cancro allo stomaco o a un individuo con lesioni precancerose. Purtroppo la gcms è molto costosa, prevede una tempistica lunga e richiede l'intervento di personale specializzato. Da questo punto di vista secondo gli autori dello studio il nanoarray sarebbe più semplice da utilizzare e più economico, ma non solo. Questa tecnologia offre infatti un vantaggio in più: permette di distinguere accuratamente i diversi stadi precancerosi e di classificare i pazienti come ad “alto” o a “basso” rischio.

 

I nanoarray, garantiscono i ricercatori, offrono risultati accurati e molto sensibili indipendenti da altri fattori che potrebbero entrare in gioco, come l'età, il consumo di alcolici e l'assunzione di farmaci come gli inibitori della pompa protonica spesso utilizzati da chi soffre di acidità gastrica o reflusso gastroesofageo. Già in passato alcuni studi erano giunti alla conclusione che potessero essere utilizzati nella diagnosi del cancro allo stomaco, ma i loro risultati si basavano su dati ottenuti da poche persone e non fornivano informazioni sulla possibilità di usarli anche in una fase precancerosa. Questo studio suggerisce invece che si tratta di uno strumento utile anche prima della comparsa del cancro, quando potrebbe aiutare a evitare endoscopie non necessarie. Un nuovo studio già in corso in Europa sta proprio valutando la possibilità di utilizzarlo come strumento per lo screening. “Il fascino di questo test – concludono gli autori – risiede nel fatto di non essere invasivo, nella semplicità d'uso (perciò ci si aspetta un'alta condiscendenza), nella rapida predittività, nell'insensibilità a fattori confondenti e al costo potenzialmente basso”.

 

Foto: © barmaleeva - Fotolia.com

di Silvia Soligon
Pubblicato il 17/04/2015