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Carcinoma al fegato: «Per i malati di diabete rischio tre volte più alto»

Chi ha il diabete di tipo 2 rischia tre volte di più di incorrere in un carcinoma del fegato rispetto a chi non è diabetico. A rivelarlo è uno studio condotto da Massimiliano Balbi, Pietro Casarin e Maria Dal Mas della Terza Unità Operativa di Medicina interna dell`Ospedale di Pordenone guidati da Valter Donadon e pubblicato sul World Journal of Gastroenterology. Secondo la ricerca tra il cancro al fegato e il diabete di tipo 2 - quello dell`età adulta - ci sarebbe una stretta correlazione, soprattutto nel caso di pazienti uomini.
A questi risultati l`equipe di Donadon è arrivata studiando 465 pazienti con epatocarcinoma per circa 12 anni, dal 1994 al 2006. Dalla ricerca è emerso non solo che chi soffre di diabete mellito rischia tre volte di più di incorrere in un cancro al fegato, ma anche che un paziente su tre che ha il cancro al fegato ha il diabete di tipo 2, che la maggior parte dei tumori al fegato analizzati erano stati preceduti dal diabete mellito di oltre 10 anni e che, soprattutto, il 70% tra coloro che avevano un tumore al fegato dalla causa sconosciuta - senza, cioè, che avessero un passato da bevitori di alcol e senza che avessero avuto l`epatite B o C - soffre di diabete di tipo 2.
Una correlazione, spiega Valter Donadon, che dipende dall`eccessiva presenza dell`insulina in questi pazienti. Il diabete di tipo 2, infatti, è direttamente associato all`insulino-resistenza, ovvero a una diminuzione degli effetti biologici dell`insulina prodotta dall`organismo stesso. "Il corpo è quindi costretto a produrne di più, perché ne ha bisogno. E quindi si arriva all`iperinsulinismo. Questo, probabilmente, è uno dei motivi per cui tra i pazienti affetti da carcinoma al fegato sono del tutto assenti i malati di diabete di tipo 1, patologia che al contrario del diabete di tipo 2 è provocata dal deficit assoluto di insulina", continua Donadon.
L’associazione tra il diabete di tipo 2 e diversi tipi di neoplasie - al fegato, al pancreas, al colon - era già stata ipotizzata da precedenti studi, ma dalla ricerca condotta dall`equipe di Pordenone è stato rilevato, in particolare, che le condizioni tipiche del diabete di tipo 2, cioè l`insulinoresistenza con conseguente iperinsulinismo cronico - endogeno, cioè causato dall`organismo stesso, ed esogeno, cioè determinato dall`assunzione di farmaci - hanno un effetto carcino-genetico soprattutto nei confronti del tratto gastro-intestinale e in particolare del fegato, "che è un organo fondamentale per la regolazione degli zuccheri", spiega Donadon.
Dallo studio è emerso che il rischio di insorgenza del carcinoma al fegato è maggiore quando il diabete di tipo 2 è di più lunga durata e peggio controllato, e quando i pazienti diabetici vengono trattati con terapia insulinica esogena - perché, in questo modo, all`iperinsulinemia endogena si aggiunge anche l`iperinsulinemia esogena da farmaco; il rischio risulta invece ridotto nei malati sottoposti a terapia con farmaci che migliorano l’iperinsulinismo, cioè che favoriscono l`utilizzazione dell’insulina endogena senza incrementarla. (continua...)[nuova pagina]
Una ricerca, come spiegano gli stessi ricercatori, basata sullo stretto legame tra diabete di tipo 2 e cancro al fegato: "Abbiamo cercato di stabilire - spiega Dondaon - quale tra le due patologie fosse l`uovo e quale la gallina. Quale delle due, cioè, venisse prima dell`altra". Dallo studio effettuato nel corso dei 12 anni, spiega l`esperto, "possiamo affermare che è il diabete a venire prima del carcinoma al fegato. Abbiamo constatato che lo precede di circa 10 anni". 
L`iperinsulinismo, che può portare alla neoplasia epatica, non può essere del tutto contrastato, ma può essere tenuto sotto controllo: "O almeno, ci si può provare - spiega Donadon -. Per esempio, sarebbe importante utilizzare i farmaci di nuova generazione, quelli che stimolano l`organismo all`utilizzo dell`insulina già presente". In questo modo si eviterebbe l`iperinsulinismo esogeno, cioè indotto dai farmaci. "I medicinali che venivano usati prima, invece, stimolavano un`ulteriore produzione di insulina nell`organismo, aggiungendo all`iperinsulinismo endogeno un iperinsulinismo esogeno".
I malati affetti da diabete di tipo 2, comunque, possono tentare un percorso per ridurre al minimo i rischi collegati alla patologia. Come spiega Donadon, una strada può essere battuta, ma l`uso di farmaci adeguati non è sufficiente: la terapia farmacologica non dovrebbe mai prescindere da una dieta corretta e da un`attività fisica costante.

di Miriam Cesta
Pubblicato il 19/11/2008

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