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Un paziente su cinque con cancro al polmone sopravvive dopo 3 anni

Un paziente su cinque, a tre anni di distanza dalla diagnosi di cancro al polmone in fase avanzata, è ancora vivo. A sostenerlo è Cesare Gridelli, Presidente dell’Associazione Italiana Oncologia Toracica (Aiot) e Direttore del Dipartimento di Onco-Ematologia dell’Ospedale Moscati di Avellino, secondo cui questo dato risulta “ancora più significativo se si considera che riguarda anche i fumatori, i più colpiti da questa malattia”. I tabagisti rappresentano, infatti, l'85% dei malati di tumore polmonare.

 

Nel 2014, la patologia ha causato 34 mila decessi ed è stata diagnosticata a 40 mila persone. Il 15% dei pazienti sviluppa il cancro al polmone a causa di mutazioni genetiche e, per combatterlo, può ricorrere a trattamenti farmacologici a bersaglio molecolare. I fumatori, invece, possono sottoporsi a chemioterapia o sperimentare una nuova tecnica, chiamata “immunoterapia”, che secondo l'Aiot potrebbe aumentarne le possibilità di sopravvivenza.

 

Nel cancro, le cellule maligne bloccano le reazioni immunitarie, in modo da poter continuare a replicarsi. L’immunoterapia agisce proprio sul sistema immunitario dell'organismo, per stimolarlo a combattere il carcinoma. Nello specifico, interrompe i meccanismi di disattivazione, per permettere alle difese immunitarie di continuare a contrastare il tumore.

 

“L’immunoterapia è la pratica di sfruttare le difese naturali del corpo, ovvero il sistema immunitario, contro tutti i tipi di malattie, incluso il cancro – prosegue Cesare Gridelli -. L’immunoterapia applicata al trattamento dei tumori è definita anche immuno-oncologia ed è la nuova arma a disposizione dell’oncologo medico, che si affianca alle terapie tradizionali (chirurgia, radioterapia, chemioterapia e farmaci a bersaglio molecolare)”.

Foto: © CLIPAREA.com - Fotolia.com

di n.c.
Pubblicato il 03/07/2015