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Più natura: così si combatte la depressione

A suggerirlo è uno studio su Pnas

Vivere in città può essere pericoloso per la salute psicologica, ma basta garantirsi un po' di tempo a contatto con la natura per proteggere la mente dai possibili effetti collaterali della massiccia urbanizzazione. A suggerirlo sono i risultati ottenuti da un gruppo di ricercatori dell'Università di Stanford (Stati Uniti) in uno studio pubblicato su Proceeding of the National Academy of Science (Pnas) secondo cui potrebbero bastare passeggiate fra prati, alberi e cespugli per ridurre il rischio di depressione.

 

Secondo le stime elaborate dagli esperti del settore, rispetto a chi vive in campagna chi abita in città corre un rischio superiore del 20% di avere a che fare con disturbi di tipo ansioso e del 40% di sviluppare problemi dell'umore. Anche la probabilità di sviluppare la schizofrenia sembra essere sensibilmente superiore in chi è nato e cresciuto in ambienti urbani. I risultati di questo studio sembrano però indicare una soluzione nel rendere possibile il contatto con la natura anche fra i palazzi delle città. I suoi autori hanno infatti scoperto che una passeggiata di 90 minuti in mezzo alla natura riduce l'attività di un'area cerebrale associata a un fattore che può essere determinante nella comparsa della depressione: l'abitudine a rimuginare sui pensieri negativi.

 

L'attività di questa regione – la corteccia prefrontale subgenuale – è stata analizzata confrontando scansioni del cervello dei partecipanti prima e dopo una passeggiata in un prato con alberi e cespugli o su una strada molto trafficata. La riduzione osservata, spiega Gregory Bratman, primo nome dello studio, “dimostra l'impatto della natura su un aspetto della regolazione delle emozioni, qualcosa che può aiutare a spiegare in che modo la natura può aiutarci a sentirci meglio”. Infatti anche se il fenomeno scoperto non permette ancora di affermare l'esistenza di una relazione di causa-effetto tra la vita in città e l'insorgenza di disturbi psicologici, questi risultati possono essere d'aiuto a coloro che, in tutto il mondo, lavorano quotidianamente per rendere le città luoghi più vivibili.

 

Foto: © zagandesign – Fotolia.com

di Silvia Soligon
Pubblicato il 04/11/2015