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Giovani, diminuisce consumo alcol

La buona notizia da un'analisi del Cnr

I giovani italiani tendono a consumare sempre meno bevande a base di alcol. A certificarlo è una ricerca dell'Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IFC-CNR) promosso dall’Osservatorio Permanente Giovani e Alcool (Opga), presentata a Roma proprio nella sede principale del Cnr. Sintesi delle 5 principali indagini che si sono concentrare sul consumo di alcolici fra i giovani condotte a livello nazionale, l'analisi evidenzia infatti un riduzione complessiva dei consumi di bevande alcoliche, registrando un trend alla diminuzione costante dal 2000 ad oggi.

 

Il maggior numero di consumatori è nella popolazione maschile, e i consumi aumentano a partire dai 18 anni. Fra i giovani uomini a bere di più sono i 25-34enni, mentre le ragazze sono più precoci e bevono di più fra i 18 e i 24 anni. La riduzione dei consumi riguarda soprattutto il vino e la birra, sempre meno bevuti sia fra i minorenni che fra i giovani adulti; questi ultimi gradiscono sempre meno anche gli amari, mentre tendono a consumare di più aperitivi alcolici e superalcolici. A diminuire è anche la tendenza degli adolescenti a bere in spazi aperti; non solo, i giovani bevono sempre di meno ai pasti, momento in cui in 15-34anni mostrano di gradire sempre meno un bicchiere di birra e i 25-34enni anche quello di vino. In generale, il consumo abituale sembra diminuire, mentre aumentano i giovani che bevono solo un alcolico ogni tanto.

 

Fortunatamente sembra diminuire anche il fenomeno del binge drinking, mentre aumenta la consapevolezza dei rischi associati alla guida dopo il consumo anche di un solo bicchiere di vino o di birra. D'altra parte, purtroppo, aumentano i giovani che dichiarano di sentirsi in difficoltà se non bevono quando tutti lo stanno facendo. Ad essere particolarmente a rischio di ubriacature sono gli studenti con basse performance scolastiche e cattivi rapporti in famiglia, quelli con genitori con elevato livello di scolarità, chi ritiene che la propria famiglia abbia una condizione economica bassa e i giovani che assumono altre sostanze con effetto sulle funzioni psichiche.

 

“Questi risultati – commenta Enrico Tempesta, presidente dell’Opga – impongono ai policy makers di adottare un approccio bio-psico-sociale piuttosto che tradizionalmente sanitario non solo sul piano interpretativo dei fenomeni alcoolrelati ma soprattutto sul piano delle implicazioni di policy e di prevenzione. Infatti, oltre alla necessità di implementare una educazione al bere responsabile, diviene urgente adottare quelle misure di intervento precoce nel disagio giovanile dove la vulnerabilità individuale psico-biologica e sociale rappresenta l’apripista non solo a comportamenti a rischio alcool, ma anche a quelli collegati alla droga e al gioco d’azzardo”.

 

Foto: © Sylvie Bouchard - Fotolia.com

di red.
Pubblicato il 09/07/2015

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