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Endocrinologia, le cinque azioni da tenere in considerazione

A indicarle è l'Associazione Medici Endocrinologi

“Fare di più non significa fare meglio”: è questo il motto con cui l'AME, l'Associazione Medici Endocrinologi, riporta l'attenzione sul preoccupante fenomeno della prescrizione di esami diagnostici e trattamenti che possono essere inappropriati. Un motto che è lo stesso con cui è stato lanciato nel 2012 il progetto Slow Medicine, una rete di professionisti e cittadini che ci operano perché le cure offerte ai cittadini siano sobrie, rispettose e giuste, e che oggi viene utilizzato per indicare quali sono le 5 pratiche mediche che rischiano di portare a un vero e proprio spreco di risorse in ambito endocrinologico. A identificarle è stato il gruppo di lavoro “AME per una Medicina Sostenibile” coordinato dall'esperto dell'Unità Operativa di Endocrinologia dell'Ospedale Cervello di Palermo, che spiega: “l’attuazione di queste pratiche non è preclusa ma deve essere valutata volta per volta sulla base dei segni clinici, della storia del paziente e condividendo la decisione col paziente stesso”.

 

“Confortati dai risultati di studi e metanalisi, abbiamo selezionato le 5 pratiche cliniche endocrinologiche che non risultano efficaci, convinti che 'fare di più non significa fare meglio' – racconta Rinaldo Guglielmi, presidente AME – Sono tanti gli esami e i trattamenti che continuano a essere prescritti ed effettuati per varie ragioni come l’abitudine, per soddisfare pressanti richieste dei pazienti o per timore di conseguenze medico-legali”. In realtà, spiega Guglielmi, non c'è alcun rischio che evitando di prescrivere queste analisi si possa mettere in pericolo la salute dei pazienti. Per questo “ci vuole una nuova consapevolezza e un’assunzione di responsabilità da parte dei medici”, ma allo stesso tempo, sottolinea il presidente AME, “occorre anche che i cittadini si rendano conto che per la loro salute non sempre 'fare di più significa fare meglio' e che non sempre il medico che prescrive più esami e prestazioni è più competente".

 

Ecco quali sono le 5 pratiche mediche potenzialmente inappropriate identificate dagli esperti del gruppo “AME per una Medicina Sostenibile”.

 

. L’ecografia tiroidea di routine nei soggetti senza segni o sintomi di patologie tiroidee e non appartenenti a gruppi di rischio per carcinoma tiroideo. “Negli ultimi anni – spiegano dall'AME – si è registrato un notevole incremento di diagnosi di carcinoma tiroideo non associato ad aumento di mortalità, evidenziando una condizione di overdiagnosis”. Ecografie non strettamente necessarie portano ad individuare noduli non pericolosi che possono però causare ansia nel paziente, un aumento delle procedure diagnostiche e un incremento degli interventi chirurgici non necessari.

. Ripetere la MOC a intervalli inferiori ai due anni. “I cambiamenti percentuali nella densità ossea prevedibili entro due anni grazie alle terapie o alla normale perdita di massa ossea nelle donne in menopausa – spiega l'AME – sono inferiori alla precisione di rilevamento della tecnica utilizzata”.

. Il dosaggio del testosterone libero quando si sospetta un ipogonadismo o un iperandrogenismo. Le metodiche attualmente utilizzate sono associate a problematiche di analisi che rendono i risultati del test letteralmente inutilizzabile. “E' pertanto preferibile – consiglia l'AME – basarsi sul testosterone totale”.

. Il dosaggio di routine della FT3 nei pazienti con patologia tiroidea. “Nella maggior parte dei casi – assicurano gli esperti – il dosaggio del TSH è sufficiente per conoscere la funzione della tiroide”. Il dosaggio della FT3 non è necessario nemmeno per valutare l'efficacia del trattamento dell'ipotiroidismo con levotiroxina, fatti salvi alcuni casi particolari. E' invece indicato in caso di soppressione dei livelli di TSH.

. Il trattamento indiscriminato con levotiroxina di tutti i pazienti con gozzo nodulare. E' efficace solo in pochi casi e dopo assunzioni prolungate e può portare a una tireotossicosi subclinica, condizione che espone al rischio di osteoporosi e aritmie, soprattutto quando colpisce donne in menopausa o anziani. “La terapia – suggeriscono dall'AME – va quindi presa in considerazione solo in casi particolari ed in soggetti giovani”.

 

Foto: © Kurhan - Fotolia.com

di red.
Pubblicato il 09/07/2015