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Gravidanza, sì all'acido folico

E' però fondamentale assumerlo per tempo

Sì all'assunzione di acido folico contro le malformazioni del sistema nervoso centrale, ma solo se si iniza a prenderlo prima della gravidanza per poi proseguire durante le prime settimane di gestazione. In caso contrario la spesa sostenuta per l'integrazione sarebbe letteralmente “senza senso”. A sostenerlo durante uno degli incontri organizzati dal Ministero della Salute nell'ambito di Expo 2015 è stato Paolo Salerno, esperto del Centro Nazionale Malattie Rare (CNMR) dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss).

 

Il ricercatore non ha affatto negato l'importanza di questa molecola – nota anche come vitamina B9 – per il corretto sviluppo del feto. Un adeguato apporto permette infatti di ridurre del 70% il rischio di malformazioni gravi come la spina bifida. Per questo è fondamentale evitare carenze e ricordare che durante la gestazione i fabbisogni di questa vitamina aumentano. In questa fase della vita l'alimentazione può non essere sufficiente a soddisfarli, e di conseguenza il ricorso agli integratori rappresenta una valida strategia per ridurre il rischio di compromette il corretto sviluppo del sistema nervoso del bambino. Assumerli per tempo è però altrettanto fondamentale.

 

Come ha infatti spiegato Salerno il cosiddetto tubo neurale – la struttura da cui si formerà il sistema nervoso centrale – va incontro fondamentali trasformazioni tra il secondo e il terzo mese di gestazione. Dal punto di vista pratico ciò significa che al momento della prima visita ginecologica effettuata per confermare la gravidanza è probabile che eventuali malformazioni siano già state determinate. Per questo quando la gravidanza è programmata sarebbe bene iniziare ad assumere l'acido folico già prima del concepimento. L'indicazione generale è di ricorrere agli integratori da un mese prima della gravidanza, continuando per tutto il primo trimestre. In questo modo si protegge sia lo sviluppo del sistema nervoso del bambino che altre serie problematiche, come il ritardo di crescita intrauterina, le lesioni placentari e il parto prematuro.

 

Foto: © Maksim Šmeljov - Fotolia.com

di s.s.
Pubblicato il 28/07/2015