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Attenzione all'esaurimento: troppo perfezionismo porta al burnout

Il rischio è particolarmente elevato in ambiente lavorativo, dove è più facile non veder riconosciuti i propri sforzi

Il perfezionismo può essere controproducente: secondo un'analisi degli studi condotti sul tema, pubblicata da Andrew Hill, esperto della York St John University, e da Thomas Curran, dell'Università di Bath, sulla rivista Personality and Social Psychology Review, le preoccupazioni che ne possono derivare rischiano letteralmente di sabotare il successo a scuola, nello sport e, soprattutto, nel lavoro, portando a un esaurimento nervoso.

 

Il problema è associato a quello che può essere considerato il lato oscuro del perfezionismo. Da un lato, infatti, essere perfezionisti ha dei vantaggi: gli sforzi compiuti per cercare di raggiungere di alti obiettivi e di mantenere gli standard elevati che ci si è imposti aiuta ad avere uno scopo e ad evitare il cosiddetto burnout. Quando però tutto ciò si trasforma in una costante preoccupazione di commettere errori o di non corrispondere a standard troppo elevati rispetto alle proprie possibilità l'effetto diventa tutt'altro che positivo.

 

Gli studi condotti dimostrano che le preoccupazioni e lo stress che nascono dal perfezionismo possono contribuire alla comparsa di seri problemi di salute, ad esempio depressione, ansia, disturbi dell'alimentazione, fatica e addirittura a una mortalità precoce. “Le preoccupazioni associate al perfezionismo fissano paure e dubbi sulle performance personali, creando uno stress che può portare al burnout quando le persone diventano ciniche e smettono di preoccuparsi – spiega Hill – Ciò può anche interferire con i rapporti e rendere difficile affrontare i contrattempi, perché ogni errore è visto come un disastro”.

 

Secondo Hill e Curran il fatto che il rischio che il perfezionismo sfoci in esaurimento sia più elevato in ambiente lavorativo è dovuto al fatto che è più facile che proprio sul lavoro non ci si senta ricompensati dei propri sforzi, mentre in un ambiente come quello scolastico un buon voto può essere già un premio sufficiente ad evitare lo sconforto. Per questo secondo Hill “creare ambienti in cui siano riconosciuti creatività, sforzo e perseveranza potrebbe essere d'aiuto”. D'altra parte, è indispensabile lavorare su se stessi. “Le persone – sottolinea l'esperto – devono imparare ad affrontare le convinzioni irrazionali che stanno alla base delle preoccupazioni perfezionistiche ponendosi degli obiettivi realistici, accettando i fallimenti come opportunità per imparare e perdonandosi quando sbagliano”.

 

Foto: © Kletr - Fotolia.com

di s.s.
Pubblicato il 12/06/2018