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La medicina ha più volti Floriani: «Curare non è solo guarire»

"C`è bisogno di una medicina sostenibile, di una medicina che sappia prendersi cura del malato inguaribile, ce lo chiedono i cambiamenti che la nostra società sta attraversando, l`invecchiamento della popolazione, ma non solo". Con queste parole, a margine del convegno internazionale organizzato dalla Fondazione Floriani "Caring versus Curing", Francesca Floriani, presidente della Federazione Italiana Cure Palliative, spiega a Salute24 senso ed obiettivi dell`evento.
"Comprendere che si può curare anche quando non si può guarire": basta rimettere al centro il malato, le sue sofferenze, in un percorso che rispetti la sua dignità.
"Abbiamo affrontato la riflessione su più piani, spirituale, morale e sociologico - continua Floriani - e confrontato le risposte dei paesi occidentali, le esperienze nel Terzo mondo, partendo dalla lettura magistrale del bioeticista Daniel Callahan, il primo a buttare il sasso per una nuova medicina nel sistema sanitario americano". Proprio Callahan, direttore dei programmi internazionali dell`Hasting Center, ha posto l`accento sull`equilibrio necessario tra curare e prendersi cura, per superare gli ostacoli allo sviluppo di cure palliative di qualità.
"Una delle difficoltà della medicina contemporanea - aggiunge Floriani - è formare operatori che comprendano che anche quando non è possibile guarire la malattia o l`organo è possibile, anzi doveroso, dedicarsi ad alleviare le sofferenze della persona".
Da anni le associazioni e le società scientifiche riunite nella Federazione, ad oggi più di 60, si battono anche per questo: inserire nei percorsi universitari esami specifici per la terapia del dolore, per imparare a "prendersi cura del malato nella sua globalità".
A monte però si devono comprendere le diverse dimensioni della fragilità, della malattia cronica, i bisogni dell`incurabile, perché "il curare - ha detto giustamente Silvio Natoli, docente di Filosofia Politica all`Università di Milano - non è solo l`erogazione di un servizio, ma è un farsi carico dell’altro". Un lavoro di "immedesimazione", secondo Giannino Piana, teologo dell`Università di Urbino.
Le fragilità del terzo millennio sono e saranno diverse, non solo perché "ci considereremo vecchi a 80 anni", commenta Floriani, ma perché modificando l`aspettativa di vita, istituzioni, professionisti e famiglie dovranno fare i conti da un parte con "malattie croniche alle quali ancora non siamo preparati a rispondere adeguatamente",  e dall`altra ripensando un modello di assistenza che "non si sostituisce, ma corre parallelo e sostiene quello pubblico".
Restano da colmare vuoti, soprattutto culturali, per raggiungere quello che David Clark, professore di Sociologia medica alla Lancaster University, definisce l`obiettivo delle "cure palliative per tutti". Il confronto tra i modelli occidentali, quello nordamericano, quello più avanzato dei paesi scandinavi, ha permesso anche di riflettere sui mutamenti che attendono la realtà italiana dei prossimi anni: un uso più razionale dei fondi e "l`integrazione delle forme di assistenza residenziale e domiciliare per consentire agli anziani di restare nel loro ambiente", sostiene Giovanni Zaninetta. "Fondamentale sarà per le Regioni usare bene le risorse - conclude Francesca Floriani -. Lombardia, Piemonte, Veneto sono a buon punto, il centro avanza, ma molte aree del sud devono fare passi in avanti". Senza dimenticare l`impegno per il Terzo mondo e il grido d`allarme lanciato da Faith Mwangi-Powell, direttrice dell`Associazione africana cure palliative. Dai dati del 2004 si evince che 2,3 milioni di africani sub-sahariani uccisi dall`AIDS non hanno ricevuto un’assistenza globale e un controllo del dolore adeguati. Lì dove la distanza tra "caring e curing" è un abisso.

di cosimo colasanto
Pubblicato il 20/11/2008

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