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Intolleranze alimentari: 1 italiano su 4 crede di soffrirne

In realtà il problema è molto meno diffuso. A ribadirlo è la Federazione degli ordini medici

Non è passato molto tempo da quando la Siaaic, la Società Italiana di Allergologia e Immunologia Clinica, ne ha parlato a Expo 2015: sono circa 8 milioni gli italiani che credono di soffrire di allergie o di intolleranze alimentari senza avere in realtà alcun problema con il cibo. Ora a ribadirlo è la Federazione degli ordini medici (Fnomceo), che ha presentato a Milano, insieme alla stessa Siaaic, ad Aaito (l’Associazione Allergologi ed Immunologi Territoriali ed Ospedalieri) e a Siaip (la Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica), il documento che sarà inviato ai medici italiani per chiarire i dubbi sulle differenze tra allergie e intolleranze e sui test scientificamente validati realmente utili nel percorso verso la diagnosi di questo tipo di disturbi.

 

In occasione della presentazione Gianluigi Spata, membro del Comitato Centrale Fnomceo, ha ribadito quanto già sottolineato nelle scorse settimane da G. Walter Canonica, presidente Siaaic: giustificare problemi di salute con un’allergia è ormai diventata una moda, tanto che i medici si trovano tempestati di richieste di prescrizione di test allergologici. Tuttavia, a fronte di un 25% di italiani convinti di soffrire di un’allergia o di un’intolleranza alimentare solo il 4,5% degli adulti e il 5-10% dei bambini ne è davvero affetto, e ogni anno potrebbero essere evitati 3-4 milioni di test inutili.

 

Le convinzioni degli italiani sono però dure a morire, e nonostante il ripetuto invito degli esperti ad evitare sprechi di tempo e di risorse il ricorso a test inaffidabili aumenta ad un tasso del +10% all’anno. In cerca di una risposta a tutti costi si finisce infatti per fidarsi dei risultati di test - come analisi del capello, VEGA Test, iridologia e biorisonanza - la cui validità non è mai stata scientificamente dimostrata.

 

Secondo Marina Russello, esperta di Aaito, le analisi di cui fidarsi sono altre: i test cutanei, il test rast, quello per l’intolleranza al lattosio e allo zucchero e, in caso di dubbi, quello di scatenamento orale. A prescriverli deve però essere un medico. Per questo l’iter più corretto da seguire se si crede di avere a che fare con un’ipersensibilità al cibo non è correre di propria iniziativa a sottoporsi a test di dubbia efficacia (e a volte molto costosi), ma descrivere i propri sintomi al medico, che se lo riterrà necessario potrebbe prescrivere una visita da un gastroenterologo o da un allergologo.

 

Foto: © bennyartist - Fotolia.com

di Silvia Soligon
Pubblicato il 13/10/2015

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