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Artroscopia, in Italia 300mila interventi l'anno

La tecnica chirurgica è sempre più diffusa: cresce a un ritmo del 3% l’anno

In Italia, ogni anno vengono eseguiti quasi 300 mila interventi di artroscopia. La diffusione di questa tecnica chirurgica cresce a un ritmo del 3% l’anno. Il motivo? Nove persone su dieci recuperano quasi il 100% della funzionalità articolare. Di questo si è discusso durante il XXII Congresso nazionale della Società italiana di artroscopia (Sia), che si è tenuto a Massa Carrara. In quest'occasione, sono state anche presentate le ultime novità del settore. In particolare, si è parlato di medicina rigenerativa, un ambito che, secondo gli esperti, potrebbe rivoluzionare le terapie osteoarticolari.

 

Nel 2014 sono stati effettuate, in Italia, 280 mila artroscopie. La maggior parte, 190 mila, sono state eseguite sul ginocchio. Di queste, 40 mila erano ricostruzioni legamentose. Al secondo posto si trova l'artroscopia alla spalla, con 52 mila operazioni. Infine, sono stati 40 mila gli interventi sulle altre articolazioni, come caviglia, anca, polso e gomito.

 

Il successo di questa tecnica, nata nei primi anni Ottanta, dipende dal fatto che riesce veramente a fare la differenza. Un tempo, se un atleta s'infortunava a un'articolazione, rischiava la fine della carriera. Oggi, invece, se trattato con le nuove tecniche chirurgiche artroscopiche, nel 90% dei casi recupera la funzionalità. Inoltre, dopo un periodo di convalescenza e riabilitazione, può ritornare come prima.

 

Ma anche le persone “comuni” che subiscono un danno articolare, possono tornare in buone condizioni grazie a questa tecnica. “Parliamo di atleti perché sono il caso estremo, il più difficile viste le prestazioni che ci si aspetta da loro, ma lo stesso discorso può valere per chiunque – spiega Gian Carlo Coari, Past-president della Sia e Direttore del Dipartimento di Ortopedia presso la clinica “San Camillo” di Forte dei Marmi –. Oggi, in seguito a incidenti o traumi (dalla caduta sugli sci all'infortunio stradale o giocando a calcetto o di qualunque tipo) che abbiano danneggiato le articolazioni di braccia e gambe, di norma l'artroscopia permette anche alle persone «normali» di ritornare in pieno possesso delle proprie capacità fisiche. A patto che naturalmente all'intervento segua una riabilitazione ben fatta”.

 

Durante il congresso sono state anche illustrate le ultime novità del settore, che promettono di rendere l'artroscopia sempre più precisa ed efficace, anche nei casi complessi. In particolare, secondo gli esperti, la procedura chirurgica potrebbe beneficiare dei metodi di medicina rigenerativa. Questa disciplina prevede l'uso terapie biologiche per ricostruire, riparare o promuovere la rigenerazione di tessuti malati o danneggiati. In questo caso, si tratterebbe di tessuti articolari e cartilagini.

 

“Ci sono diverse vie per riparare o rigenerare questi tessuti e le più interessanti sono almeno due – prosegue il dottor Coari -: l'utilizzo delle cellule mesenchimali prelevate dal midollo osseo, in particolare dalla ala iliaca, che posseggono la capacità di crescere e differenziarsi in tessuto osseo e cartilagineo e quindi utilizzate per le rigenerazione di difetti contenuti della cartilagine articolare; e l’utilizzo del PRP (un concentrato del sangue autologo ricco di piastrine, contenenti fattori di crescita). Poi vi sono altri derivati del sangue (sempre del paziente stesso) contenenti soprattutto cellule mononucleate, quali i monociti e derivati del grasso che contengono elevate quantità di cellule mesenchimali e monociti”.

 

I ricercatori ritengono che queste procedure potrebbero essere impiegate, in futuro, per prevenire la degenerazione delle articolazioni associata all'età. Ciò permetterebbe di mantenere l'efficienza fisica anche durante la vecchiaia. “Queste tecniche, su cui molti ricercatori e clinici stanno lavorando, avranno diverse applicazioni, ma quella di larghissimo interesse, perché la platea dei pazienti è estremamente ampia, sarà appunto la cosiddetta osteoartrosi precoce – conclude l'esperto -. Cioè quelle lesioni degenerative intermedie della cartilagine articolare che si verificano fra i 40 e i 60 anni e provocano problemi a chi vuole continuare a svolgere una attività sportiva, anche leggera, o semplicemente restare in forma. Sono studi estremamente interessanti per ora in fase preclinica o clinica iniziale che cambieranno il panorama terapeutico”.

 

Foto: © blas - Fotolia

di Nadia Comerci s.p.
Pubblicato il 23/10/2015

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