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Menopausa: non è “sinonimo d'invecchiamento”

Uno stile di vita sano e la terapia ormonale potrebbero aiutare ad affrontarla con serenità

Il sopraggiungere della menopausa non deve necessariamente alterare la qualità della vita di una persona. Le donne vivono, in media, 84,6 anni. Pertanto, dopo l'arrivo di questa delicata fase della vita, tra i 45 e i 55 anni, restano ancora quasi 30 anni di esistenza attiva. La menopausa, dunque, non può continuare a essere considerata soltanto un “sinonimo dell'invecchiamento”. Proprio contro questo stereotipo si rivolge la campagna: “Menopausa meno… male!” promossa dalla Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo). Lo scopo dell'iniziativa è quello di aiutare le donne a affrontare l'avvento della menopausa con più consapevolezza e serenità.

 

“Spossatezza, vampate di calore, irritabilità, ma anche alterazioni del metabolismo, disturbi cardiovascolari, osteoporosi e tumori sono alcune delle conseguenze legate al calo degli ormoni femminili (gli estrogeni), che esercitano un effetto protettivo sull’organismo femminile – spiega Paolo Scollo, Presidente Sigo –. Questi cambiamenti fisiologici fino a poco tempo fa spaventavano le donne; oggi invece sono controllabili: attraverso la prevenzione primaria (stili di vita sani) e secondaria (screening e diagnosi precoce). La menopausa può essere vissuta in piena serenità. Vogliamo diffondere una nuova cultura della menopausa e della prevenzione e abbattere i falsi miti legati a quest’importante fase delle vita di ogni donna”.

 

Durante la presentazione della campagna, la Sigo ha presentato i risultati di un sondaggio, realizzato nel settembre 2015, condotto su oltre 2 mila donne italiane d’età compresa tra 40 e 60 anni. L'indagine ha rilevato che il 58% ammette di sentirsi peggio di prima della fine del ciclo mestruale. Il 57% non svolge la consueta visita ginecologica annuale. Sette su dieci lamentano un aumento di peso, ma solo il 30% ammette di seguire una dieta corretta e una percentuale ancora inferiore, il 26%, pratica regolarmente sport. Gli esperti sottolineano, invece, l'importanza di uno stile di vita corretto per vivere al meglio questa fase della vita. Seguire un regime alimentare equilibrato, praticare attività fisica, non fumare e non consumare alcolici in quantità eccessive aiuta a conservare uno stato ottimale di salute. Rappresenta, inoltre, una forma di prevenzione primaria contro le malattie che colpiscono le donne con il passare degli anni

 

L'iniziativa intende, inoltre, fare chiarezza sulla cosiddetta “terapia ormonale sostitutiva” (Tos). Si tratta di un trattamento farmacologico a base di ormoni estrogeni, associati anche a progestinici, diretto a ristabilire l’equilibrio ormonale che viene alterato durante la menopausa. La Tos serve ad alleviare, in parte o del tutto, i caratteristici sintomi della menopausa. In particolare, aiuta ad attenuare sia i sintomi a breve termine (come vampate di calore, variazioni di umore, problemi vaginali e urinari, calo del desiderio sessuale e disturbi del sonno), sia quelli a lungo termine (aumento del rischio cardiovascolare e di osteoporosi).

 

Per chi è consigliata? La terapia deve essere iniziata solo dopo averne discusso con il proprio medico di famiglia o con il ginecologo. In generale, deve essere seguita soltanto dalle donne con menopausa precoce (prima dei 45 anni) e da quelle che lamentano sintomi vasomotori e disturbi del sonno percepiti, come importanti e persistenti. Negli altri casi, la terapia deve essere valutata dal medico curante e non può essere soggetta a nessuna generalizzazione. La terapia andrebbe iniziata durante o subito dopo il periodo della menopausa, poiché potrebbe diventare rischiosa o inutile se cominciata tardivamente, quando molte patologie cardiovascolari o neurodegenerative sono già in stato avanzato. Anche dosaggi e tipi di ormoni inappropriati possono diventare dannosi, soprattutto nelle donne già a rischio di patologie tumorali o cardiovascolari (per esempio obese o fumatrici).

 

A chi potrebbe fare male? Le terapie ormonali non dovrebbero essere utilizzate dalle donne che non soffrono di sintomi gravi e che non presentano evidenti rischi cardiovascolari, osteoporotici o di Alzheimer, perché non ne trarrebbero beneficio. Inoltre, non andrebbero somministrate a persone che manifestano forti controindicazioni. Per esempio, la Tos è sconsigliata alle persone affette da tumori ormono-dipendenti (alla mammella, all’utero o all’ovaio), epatiti acute o croniche, ictus, infarti o trombosi, tromboflebiti pregresse o malattie autoimmuni, quali il Lupus eritematoso sistemico.

 

Per disturbi quali la secchezza vaginale e il dolore nei rapporti sessuali (dispareunia), sono efficaci dei preparati da applicare localmente. Se sintomi quali l’atrofia dell’apparato urogenitale dovessero manifestarsi più tardi, una terapia ormonale potrebbe essere somministrata ugualmente, dopo attente valutazioni da parte di uno specialista.

di Nadia Comerci s.p.
Pubblicato il 03/11/2015