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Cina, identificata nuova forma di antibiotico-resistenza

Rende inefficaci farmaci che già oggi rappresentano l'ultima risorsa contro batteri resistenti agli altri trattamenti disponibili

Il fenomeno della resistenza agli antibiotici potrebbe presto estendersi coinvolgendo in modo massiccio una classe di farmaci considerata l’ultima spiaggia nel caso in cui altre molecole siano risultate inefficaci nel trattamento delle infezioni batteriche: le polimixine. In uno studio pubblicato su Lancet Infectious Diseases un gruppo di ricercatori guidato da Hua Liu della South China Agricultural University ha infatti identificato un gene, mcr-1, in gradi di rendere i batteri resistenti a questo tipo di antibiotici.

 

Lo studio ha previsto l’analisi di campioni prelevati da maiali al macello, da carni suine e pollame venduti in mercati e supermercati e da pazienti in ospedale. Il gene è risultato ampiamente diffuso nei batteri Escherichia coli presenti negli animali e nella carne cruda, ma non solo; mcr-1 è stato infatti ritrovato anche in Escherichia coli e Klebsiella penumoniae presenti nei campioni prelevati dai pazienti ospedalizzati.

 

A preoccupare gli esperti sono sia le prove già disponibili del trasferimento di mcr-1 a batteri comuni come Escherichia coli (responsabile, ad esempio, di molte infezioni delle vie urinarie) e Klebsiella pneumoniae (cui si devono infezioni anche gravi come la polmonite), sia l’aumento, anno dopo anno, della quota di campioni positivi identificati. La situazione è tale per cui gli scienziati hanno già fatto appello affinché l’uso di questi antibiotici, ampiamente diffuso negli allevamenti, sia ridotto il prima possibile, evitandolo del tutto quando non necessario.

 

Fra le molecole che potrebbero risultare totalmente inefficaci a causa di questo fenomeno è inclusa la colistina, un antibiotico che come hanno spiegato in occasione dell’edizione 2015 della Giornata degli Antibiotici Annalisa Pantosti e Paolo D’Ancona, esperti dell’Istituto Superiore di Sanità, rappresenta un’alternativa terapeutica in caso di resistenza ai carbapenemi, fenomeno che lascia possibilità di cura scarse o nulle. Già nel 2014 uno studio che ha fra gli autori la stessa Pantosti aveva svelato l’esistenza di klebsielle resistenti anche alla colistina anche in pazienti ricoverati in strutture italiane, e proprio in occasione della Giornata degli Antibiotici 2015 Pantosti e D’Ancona hanno spiegato come i microbi resistenti a tutti (o quasi tutti) gli antibiotici siano diffusi in tutto il territorio italiano e in tutte le strutture di ricovero, dagli ospedali alle residenze assistenziali per anziani. Per di più, hanno spiegato gli esperti, controllarne la diffusione è difficile perché in molti casi i pazienti sono portatori asintomatici del batterio resistente, e possono così trasmetterlo del tutto inconsapevolmente a chi sta loro accanto.

 

In un commento pubblicato sullo stesso Lancet Infectious Diseases, David Patterson e Patrick Harris dell’Università del Queensland sottolineano che “una delle poche soluzioni per rompere questo legame [tra l’uso della colistina negli allevamenti e la resistenza alla colistina negli animali, nel cibo e nell’uomo] è limitare o interrompere l’impiego della colistina in campo agromonico. Non riuscire a farlo - avvertono gli esperti - creerebbe un problema di salute pubblica di enormi dimensioni”.

 

Foto: © adimas - Fotolia.com

di Silvia Soligon
Pubblicato il 20/11/2015