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Vista, solo l'11% dei genitori sa quando portare il figlio dall'oculista

Soltanto il 56% degli intervistati sa cos'è l'occhio pigro, mentre il 20% aspetta che l'occhio storto si raddrizzi da solo

Solo l’11% dei genitori italiani sa che i bambini devono effettuare il primo esame della vista entro i 3 anni. Il 25% ritiene, invece, che i figli debbano recarsi per la prima volta dall'oculista dopo aver imparato a leggere. È quanto emerge da un'indagine presentata il 7 dicembre a New York, durante il congresso: “United Scientific Group International Congress on Advances in Pediatrics”, da Paidòss (Osservatorio nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza), che ha intervistato 1.000  mamme e papà. I partecipanti, di cultura mediamente superiore e residenti su tutto il territorio italiano, sono genitori di oltre 1.100 bambini e ragazzi di età compresa tra 0 e 14 anni.

 

La ricerca ha evidenziato che la conoscenza dei disturbi visivi infantili da parte di mamma e papà dovrebbe essere approfondita. Solo il 63% degli intervistati, infatti, si rivolge al pediatra quando sospetta che il figlio possa avere problemi alla vista. Per di più, in questo campo esiste molta disinformazione. Per esempio, per curare le secrezioni agli occhi, il 34% dei genitori usa ancora acqua e camomilla o acido borico. Inoltre, il 20% aspetta che un occhio storto torni dritto spontaneamente. Oltre il 10% dei genitori pensa che il cosiddetto “occhio pigro” sia una malattia che si cura con il collirio, mentre il 33% lo reputa un problema di miopia. Solo il 56% sa che si tratta di un difetto della vista. Il 14% degli intervistati è convinto che la miopia consista nel vedere bene da vicino e lontano ma male la sera, invece il 20% crede che i miopi vedano bene da lontano e male da vicino. Infine, il 62% dei genitori ritiene che gli occhiali siano prescrivibili dall’oculista a partire dall’inizio della prima elementare.

 

I pediatri di Paidòss e della Simpe (Società italiana di medici pediatri) hanno stilato un elenco di campanelli d'allarme, cui i genitori devono prestare attenzione: potrebbero, infatti, segnalare la presenza di disturbi visivi. Occorre quindi recarsi dal pediatra o dallo specialistica se il bimbo:

1. avvicina molto la testa al piano di lettura;

2. strizza le palpebre o ha gli occhi arrossati a causa di un continuo sfregamento; 

3. prova fastidio alla luce;

4. la sua testa è sempre reclinata da un lato mentre legge o studia;

5. nelle foto presenta un riflesso bianco attorno all’occhio;

6. ha gli occhi troppo grandi o troppo piccoli;

7. ha una palpebra abbassata rispetto all’altra, l’iride irregolare nella forma o nel colore, o presenta scosse irregolari (nistagmo);

8. ha occhi non correttamente allineati o in asse;

9. ha un occhio apparentemente storto (segno di strabismo);

10. strizza le palpebre per vedere meglio da lontano (per esempio quando guarda la televisione);

11. ha le palpebre e le ciglia frequentemente ricoperte di secrezione.

 

“Di norma si tratta di problematiche che emergono nel corso dell’esame della vista effettuato dal pediatra durante le visite filtro - osserva Giuseppe Mele, presidente di Paidòss -. Tuttavia, nel caso questa indagine non fosse fatta, è bene sottoporre a una vista oculistica i piccoli entro i tre anni o, comunque, prima che inizino a frequentare le scuole primarie”. 

 

Gli esperti raccomandano, infine, di sottoporre a maggiori controlli i bambini che hanno familiarità con patologie oculari importati, come genitori che hanno sofferto di strabismo o che sono affetti da maculopatie. 

 

Foto: © Edler von Rabenstein - Fotolia

di Nadia Comerci s.p.
Pubblicato il 07/12/2015