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Allergie: dieci regole per ridurre la presenza dei pollini

Le allergie ai pollini colpiscono milioni di italiani, creando non pochi disagi alla vita di coloro che vengono colpiti da tale patologia. La  Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica (SIAAIC), in occasione di Genova HighLights, l'incontro annuale tra 500 allergologi e pneumologi italiani e stranieri, ha elaborato insieme ad associazioni ambientaliste un decalogo che delinea i comportamenti principale per provare a ridurre la presenza nell’aria dei pollini.

 "La problematica va esaminata alla radice, con delle logiche di responsabilità per quanto riguarda anche il riscaldamento globale – evidenzia Giorgio Walter Canonica, presidente Siaaic - Altrimenti si rischia di andare incontro a una nuova decuplicazione di quanto già visto, con grosso impatto per chi soffre di problematiche cardio-respiratorie, oltre a tutta la salute dell'organismo, perché si aumentano gli agenti patogeni".

Sono piante come l’olivo o la betulla, che hanno dei pollini cosiddetti anemofili, che vengono diffusi nell’aria attraverso il vento e raggiungono facilmente le mucose respiratorie, a creare i maggiori problemi. Anche in città esistono molte insidie per gli allergici. Oltre alle piante allergizzanti, infatti, vi sono i pericoli legati alla scelta di solventi nelle vernici che vengono normalmente utilizzate per tinteggiare le facciate degli edifici.

Per facilitare la vita degli allergici e offrire loro una guida che li possa guidare nei comportamenti da evitare “abbiamo elaborato – spiega Vincenzo Patella, Coordinatore Nazionale Task Force SIAAIC Cambiamenti Climatici e Ambientali e Responsabile Centro Aziendale Provinciale ASL Salerno per la Cura delle malattie allergologiche e immunologiche gravi -  questo decalogo, in cui vengono fissati i punti principali da implementare da parte delle amministrazioni comunali nel momento in cui progettano le aree di verde pubblico. Per le persone più sensibili i vantaggi saranno immediati grazie alla riduzione di piante allergizzanti nei parchi pubblici; a trarne un sicuro beneficio saranno poi le generazioni future, poiché si ridurrà la sensibilizzazione a queste piante particolarmente allergizzanti”.


Il decalogo: preferire piante entomofile, piante che affidano agli insetti l’impollinazione  e producono minori quantità di polline  e non anemofile che affidano al vento la propagazione del polline (es. betulla, cipresso e ulivo); mettere a dimora alberi ed arbusti che fioriscono in estate o inverno e non in primavera per avere un impatto minore  (es. gelsomino nudiflorum, camelia, erica, liburno, etc.); effettuare la potatura delle siepi prima della fioritura e prima della emissione del polline; falciare i prati prima della fioritura e della emissione del polline; seguire il calendario pollinico per praticare gli sfalci delle graminacee che sono altamente  allergeniche; diserbare le aree endemiche per l’ambrosia (area padana); predisporre la falciatura e gestione del verde nelle ore notturne e nelle giornate poco ventilate; bonificare i luoghi di aggregazione da specie arboree, arbustive  e prative  allergizzanti; bonificare i luoghi  pubblici da piante responsabili di dermatiti allergiche (asteracee tipo margherite e crisantemi, piante urticacee tipo ortica e parietaria, piante euforbiacee tipo stelle di natale); consultare la mappe delle aree climatiche per il monitoraggio delle concentrazioni dei pollini  prima di predisporre eventi pubblici

di red.
Pubblicato il 10/12/2015