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Oetzi_helicobacter_pylori

Helicobacter pylori,
anche Ötzi soffriva
di gastrite?

Nuove analisi svelano la presenza del batterio nello stomaco dell'Uomo del Similaun, aprendo la porta a una nuova interpretazione dell'evoluzione dell'uomo

Anche Ötzi, l'Uomo del Similaun esposto al Museo Archeologico dell'Alto Adige di Bolzano, ha dovuto convivere con uno dei batteri più conosciuti al mondo, quell'Helicobacter pylori spesso associato a gastriti, ulcere e anche tumori allo stomaco. A svelarlo sono le analisi condotte da un gruppo di esperti guidati dal paleopatologo Albert Zink e dal microbiologo Frank Maixner dell'European Academy (Eurac) di Bolzano, pubblicate sulle pagine di Science.

 

Secondo le stime oggi ad avere a che fare con questo batterio è ben la metà della popolazione mondiale. Il fatto che il microbo si trovi nei tessuti gastrici aveva portato gli scienziati a ritenere estremamente improbabile riuscire a verificarne l'eventuale presenza dello stomaco di Ötzi, ormai privo della sua mucosa. “Siamo riusciti a risolvere il problema quando abbiamo avuto l'idea di estrarre l'intero DNA presente nello stomaco”, racconta Maixner. “Dopo essere riusciti a farlo siamo stati capaci di pizzicare le sequenze individuali di Helicobacter e ricostruire un genoma di Helicobacter pylori vecchio di 5.300 anni”. Il ceppo identificato è potenzialmente virulento, e la sua presenza è stata associata a quella di proteine oggi utilizzate come marcatori nei pazienti infettati da Helicobacter. Il sistema immunitario di Ötzi aveva quindi già reagito all'infezione, ma gli scienziati non sanno dire con certezza se l'Uomo del Similaun soffrisse di problemi di stomaco. “I suoi tessuti gastrici non sono sopravvissuti – spiega Zink – ed è in questi tessuti che è possibile iniziare a distinguere malattie di questo tipo. Ciononostante – aggiunge lo scienziato – di fatto in Ötzi le condizioni preliminari per un problema come questo ci sono”.

 

Le conseguenze della scoperta vanno oltre la pura curiosità scientifica nei confronti degli antenati dell'uomo moderno. L'accurata analisi del genoma di Helicobacter condotta dagli autori dello studio ha infatti portato a una conclusione che potrebbe aiutare a riscrivere almeno in parte la storia dell'evoluzione umana. “Avevamo presupposto che in Ötzi avremmo trovato lo stesso ceppo di Helicobacter presente oggi negli europei – spiega infatti Thomas Rattei, bioinformatico coautore dello studio – Si è rivelato essere un ceppo che oggi si ritrova prevalentemente nell'Asia centrale e meridionale”. Da qui la conclusione: l'ipotesi secondo cui la versione europea del batterio sarebbe stata portata dall'Asia in Europa dalle popolazioni che nel Neolitico hanno abbracciato l'agricoltura abbandonando il nomadismo potrebbe non essere vera. “La ricombinazione dei due tipi di Helicobacter [asiatico ed europeo, ndr] potrebbe essere avvenuta solo dopo l'epoca di Ötzi – spiega Maixner – e ciò dimostra che la storia degli insediamenti in Europa è molto più complessa di quanto si sia assunto in precedenza”.

 

Solo ulteriori studi potranno aiutare a risolvere i dubbi aperti da questa scoperta. “Ora che sappiamo come funziona – conclude Zink – siamo entusiasti all'idea di continuare”.

 

Foto: Reconstruction by Kennis © South Tyrol Museum of Archaeology, Foto Ochsenreiter

di Silvia Soligon (11/01/2016)

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