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Trapianti_staminali

Trapianti
di staminali del cordone:
oltre 30 mila nel mondo

In Italia, invece, finiscono nei rifiuti

Era il 1988 quando il primo trapianto di cellule staminali del cordone ombelicale della sorellina appena nata ha permesso di curare un piccolo paziente affetto da una forma severa di anemia di Fanconi. Oggi, a quasi 30 anni di distanza, il numero di trapianti di staminali cordonali effettuati nel mondo ha superato quota 30 mila e permette di trattare oltre 80 patologie. A certificarlo sono i bilanci per il 2015 effettuati da Eliane Gluckman, presidente dell'European Group of Bone Marrow Transplantation e massima esperta mondiale nel settore, e a confermarlo è Francesco Zinno, docente di Immunoematologia all'Università di Roma 'Tor Vergata', che però sottolinea come in Italia viga una situazione paradossale. “Oltre il 95% dei cordoni vengono gettati come un rifiuto speciale”, racconta infatti Zinno, sottolineando che questa scelta porta letteralmente a uno spreco di “preziosissimo materiale biologico dalle enormi potenzialità terapeutiche”.

 

“Il trapianto di cellule staminali prelevate dal cordone ombelicale dei nascituri è ormai una realtà consolidata e ha mostrato tassi di successo sovrapponibili al più invasivo espianto di midollo osseo da donatore vivente – spiega l'esperto – I campi di applicazione aumentano di giorno in giorno: uno studio statunitense, condotto presso la Duke University, ha dimostrato come il trapianto autologo di cellule staminali cordonali abbia reso possibile la ripresa di bambini affetti da paralisi cerebrale infantile che, altrimenti, sarebbero stati destinati all’invalidità; lo scorso luglio una bambina italiana di 20 mesi, affetta da paralisi cerebrale infantile, ha ricevuto due infusioni di cellule staminali del proprio cordone ombelicale (precedentemente raccolto e conservato) che hanno già portato significativi miglioramenti. Oggi, è addirittura possibile curare bambini affetti da patologie genetiche come l’ADA-scid (il sistema immunitario è praticamente inesistente e i piccoli malati sono costretti al perenne isolamento) e la Sindrome di Wiskott-Aldrich (malattia che provoca emorragie, infezioni gravi e tumori)”.

 

In Italia, osserva l'esperto, lo smaltimento dei cordoni come rifiuto speciale è una scelta analoga a “gettare nel contenitore dei rifiuti ospedalieri un qualunque organo potenzialmente utilizzabile per un trapianto”. “Solo nel nostro Paese, ogni anno si ammalano di leucemia circa 5 bambini ogni 100.000 abitanti e i linfomi rappresentano il 15% di tutti i tumori nei bambini di età compresa tra 0 e 14 anni – aggiunge Zinno – Questi piccoli pazienti potrebbero guarire grazie alla lungimiranza dei propri genitori o alla generosità di altri”. La versatilità delle staminali cordonali permette però di curare anche pazienti adulti, che in effetti rappresentano i destinatari del 57% dei campioni trapiantati. Secondo i dati dei Registri Internazionali nel 59% dei casi queste cellule sono state utilizzate per curare leucemie acute; un altro 20% di trapianti ha permesso di trattare sindromi mielodisplastiche e mieloproliferative, il 14% linfomi, e poi ancora tumori solidi, patologie del midollo osseo, disordini autoimmuni e malattie rare. “Queste cellule rappresentano una sorta di 'officina' dell’organismo che sostituisce o rimpiazza le cellule mancanti nel corso dell’intera vita”, conclude Zinno, sottolineando che “ogni anno in Italia e nel mondo milioni di persone ricevono diagnosi di malattie che sarebbero trattabili con un trapianto di staminali cordonali”.

 

Foto: © WavebreakmediaMicro - Fotolia.com

di s.s. (12/01/2016)

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