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Pane_nero_carbone

Pane nero
al carbone vegetale:
le posizioni del Ministero

E' davvero pericoloso o fa bene alla salute?

Ormai l'argomento è sulla bocca di tutti: non si può produrre pane nero. O meglio, non lo si può fare quando a conferirgli il caratteristico colore è quel colorante, l'E153, da cui questo panificato prende l'altro nome con cui è noto, “pane al carbone vegetale”. L'E153 non è infatti altro che il carbone vegetale (o carbone attivo), un prodotto della combustione di alcuni tipi di legno già ampiamente utilizzato a scopo medico in base alle sue proprietà adsorbenti. La porosità che lo caratterizza permetterebbe infatti di assorbire i gas presenti nell'apparato digerente, riducendo fastidiosi gonfiori, anche se a onor del vero non tutti i medici concordano sulla sua reale utilità, soprattutto in presenza di condizioni, come la sindrome del colon irritabile, in cui i fastidi con cui si ha a che fare sono dovuti più a un aumento della sensibilità al gonfiore che a quello della produzione di gas. Forse proprio per questo da qualche mese a questa parte i panificatori hanno deciso di inserirlo nelle loro ricette; recentemente il Corpo Forestale dello Stato ha però proceduto al sequestro, in Puglia, di un ingente quantitativo di prodotti a base di carbone vegetale proprio perché il suo impiego sarebbe vietato per legge.

 

Dopo a quella del pane al carbone, si è così finiti per assistere alla diffusione dei tentativi di chiarimento su se sia o meno lecito produrlo e su quali siano i benefici per la salute associati al suo consumo. A scendere in campo è stato anche il Ministero della Salute, che già lo scorso 22 dicembre ha diffuso una nota (47415 del 22 dicembre 2015) in cui ha precisato che “è ammissibile la produzione di un 'prodotto della panetteria fine' denominato come tale, che aggiunga agli ingredienti base (acqua, lievito e farina), tra gli altri, anche il carbone vegetale come additivo colorante e nelle quantità ammesse dalla regolamentazione europea in materia”, ma che tale prodotto non può essere denominato 'pane'. Il Ministero precisa inoltre che non è nemmeno ammesso il riferimento al 'pane' nell'etichettatura di tale prodotto, nella sua presentazioni o nelle pubblicità, e che tale regola è valida sia nel caso dei prodotti preconfezionati che in quello dei prodotti sfusi.

 

Alla base del divieto c'è la mancanza di “tradizione di un uso consolidato” del carbone vegetale come ingrediente del pane antecedente al 15 maggio 1997, motivo per cui, spiega il Ministero, “un pane che lo contenesse ricaderebbe nella disciplina dei novel food”. Ciò significa che per produrre pane nero al carbone vegetale ci sarebbe bisogno di un'autorizzazione specifica. L'uso del carbone vegetale come additivo colorante è invece ammesso nei prodotti da forno fini, “categoria – precisa il Ministero – che include prodotti sia dolci che salati come fette biscottate e crackers”.

 

Per quanto riguarda, poi, i possibili benefici per la salute derivanti dall'aggiunta del carbone vegetale alla ricetta del pane, il Ministero sottolinea che l'indicazione secondo cui “il carbone attivo contribuisce alla riduzione dell'eccessiva flatulenza post-prandiale” può essere utilizzata solo nel caso di alimenti che contengano 1 grammo di carbone attivo “per porzione quantificata” e che deve essere accompagnata dall'informazione che “l’effetto benefico si ottiene con l’assunzione di 1g almeno 30 minuti prima del pasto e di 1g subito dopo il pasto”. Su questo punto la nota del 22 dicembre è chiara: etichette, presentazioni o pubblicità dei prodotti di panetteria fine al carbone vegetale non possono riportare “alcuna informazione che faccia riferimento agli effetti benefici del carbone vegetale per l'organismo umano, stante il chiaro impiego dello stesso esclusivamente quale additivo colorante”. Perché possa fare bene alla salute, insomma, il carbone vegetale deve essere utilizzato con criterio e secondo una posologia ben definita, e i diversi prodotti attualmente in commercio non risponderebbero ai requisiti necessari perché ciò possa avvenire.

 

Foto:@ chotda - Flickr

di Silvia Soligon (15/01/2016)

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