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Rischio infarto? A predirlo è un gene

Più personale della carta identità, più del passaporto, molto più di un`agendina. Si tratta di un gene, o meglio di una sua variante, a tal punto legato a doppio nodo al suo ospite umano che come una "sfera di cristallo" consente di predire il rischio di infarto o di altre patologie cardiache. A scopire il "gene personalizzato" sono stati i ricercatori del Baylor College of Medicine di Houston, nel Texas, che ora si apprestano a utilizzarne il potere predittivo per adeguare trattamenti preventivi e terapie.
Questa variante genetica del Dna si trova nella regione 9p21 e "non è una mutazione", ha spiegato Ariel Brautbar, uno degli autori dello studio presentato durante l`ultimo meeting annuale dell`American Heart Association. Che quell`area del Dna fosse associata a una maggiore esposizione a complicazioni per cuore e arterie era già risaputo, ma adesso la scoperta ha dimostrato anche "la sua utilità nella cura dei pazienti", speiga Brautbar. Per esempio nella cura dell`aterosclerosi, una delle prime cause di mortalità per i paesi occidentali.
Il test è molto semplice: basta prelevare una goccia di sangue dall`interno della guancia per eseguire l`analisi del Dna. Esiste già una classifica del rischio, elaborata a partire dai soggetti che si sono sottoposti alla ricerca: basso rischio se si ha una probabilità su dieci di subire un infarto nei prossimi dieci anni, e così via, rischio medio, rischio elevato man mano che le possibilità crescono.
Sono soprattutto i pazienti della fascia intermedia quelli che si potranno giovare di più della scoperta: per loro, infatti, la presenza o meno della variante genetica permetterà di modellare le terapie alle esigenze del paziente e anche a correggere stili di vita e abitudini alimentari nei soggetti più a rischio.

di cosimo colasanto
Pubblicato il 24/11/2008