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Analisi_sangue_antibiotici

Infezione virale o batterica?
Te lo dice un esame del sangue

Un nuovo test promette di distinguere il tipo di infezione con cui si ha a che fare riducendo significativamente i tempi diagnostici

Un esame del sangue per capire se prescrivere antibiotici: la proposta arriva dagli Stati Uniti, dove un gruppo di ricercatori del Sistema Sanitario della Duke University sta lavorando alla messa a punto di un test in grado di distinguere in una sola ora i pazienti alle prese con infezioni batteriche, quelli che stanno lottando contro un virus e chi, invece, non sta combattendo un’infezione.

 

L’efficacia dell’approccio è stata dimostrata in uno studio pubblicato dagli stessi ricercatori sulle pagine di Science Translational Medicine. Gli esperti hanno reclutato gli oltre 300 partecipanti nei Pronto Soccorso di 5 diversi ospedali e hanno analizzato la loro “firma genetica” - cioè quali dei geni regolati da infezioni batteriche o virali erano attivi e quali erano invece inattivi - partendo da semplici campioni di sangue. In questo modo sono riusciti a distinguere con un’accuratezza dell’87% i pazienti non infetti da quelli infetti e a classificare questi ultimi in base al microbo con cui avevano a che fare (virus dell’influenza, rinovirus, streptococchi e altri comuni agenti patogeni). Le tecnologie oggi a disposizione permettono di ottenere questo profilo genetico in 10 ore, ma i ricercatori stanno già lavorando alla riduzione dei tempi.

 

“Lo scenario ideale - spiega Christopher Wood, responsabile dello studio - è quello in cui si va in un ambulatorio e si ricevono i risultati prima di incontrarsi con il proprio medico curante”. Al momento, invece, i metodi utilizzati richiedono qualche giorno per fornire un responso; ciò crea un situazione in cui, come evidenziato da Ephraim Tsalik, primo nome dello studio, “circa tre quarti dei pazienti finiscono con l’assumere degli antibiotici per trattare un’infezione batterica nonostante nella maggior parte dei casi abbiano a che fare con un’infezione virale”.

 

I rischi di questo uso inappropriato sono ormai noti anche al pubblico, e si concretizzano in quella resistenza agli antibiotici che tanto fa discutere dentro e fuori dall’ambiente medico. I vantaggi di un test come quello proposto da Wood e collaboratori sono però anche altri, in particolare la possibilità di rilevare la presenza di specifici microbi e di prescrivere trattamenti più specifici in caso di infezioni virali. “Al momento possiamo somministrare ai pazienti del Tamiflu per aiutarli a riprendersi da un’infezione da virus dell’influenza - spiega a tal proposito Geoffrey Ginsburg, coresponsabile dello studio - ma per la maggior parte delle infezioni virali il trattamento indicato consiste nell’assumere liquidi e nel riposare finché non si risolvono. Nei prossimi 5-10 anni avremo probabilmente a disposizione farmaci antivirali per microbi comuni come il virus respiratorio sinciziale e anche i rinovirus, e guidare la scelta del trattamento sarà ancora più importante”.

 

Foto: © karcax - Fotolia.com

di Silvia Soligon (21/01/2016)

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