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Fibrillazione_atriale_donne

Fibrillazione atriale:
più rischi per il cuore delle donne

Un'analisi dei dati disponibili nella letteratura scientifica suggerisce che i rischi corsi da chi ne soffre siano maggiori nel caso femminile

La forma di battito cardiaco irregolare più diffusa al mondo - la fibrillazione atriale - potrebbe far correre alle donne rischi maggiori di quelli cui espone la salute degli uomini. A suggerirlo è un’analisi pubblicata sul British Medical Journal da un gruppo di ricercatori guidato da Connor Edmin, dottorando dell’Università di Oxford (Regno Unito), secondo cui questo disturbo è un fattore di rischio per ictus, malattie cardiache, scompenso cardiaco e decesso più grave per le donne che per gli uomini.

 

Edmin e colleghi sottolineano la portata del problema: secondo le stime nel 2010 a soffrirne erano 33,5 milioni di persone in tutto il mondo e la sua prevalenza era in aumento sia nei paesi industrializzati che in quelli in via di sviluppo. In presenza di questo disturbo gli atri - le due camere superiori del cuore - si contraggono in modo irregolare a causa dell’arrivo di segnali elettrici rapidi e disorganizzati. Spesso da ciò deriva un aumento del rischio di ictus: il ritmo irregolare del cuore consente infatti al sangue di raccogliersi negli atri, dove può formare coaguli.

 

Dato che ricerche condotte in passato suggeriscono che i fattori di rischio cardiovascolare possano incidere in modo diverso sulla salute femminile e su quella maschile, Edmin e colleghi hanno deciso di analizzare se ciò valesse anche nel caso della fibrillazione atriale. Per farlo hanno preso in considerazione 30 studi sul tema, per un totale di 4 milioni e 300 mila persone coinvolte, calcolando che le donne affette da fibrillazione atriale hanno anche una probabilità maggiore del 93% di morire a causa di un problema cardiaco. Anche la probabilità di avere un attacco di cuore, di sviluppare uno scompenso cardiaco o di morire per qualsiasi causa è risultata maggiore nel caso delle donne con fibrillazione atriale (rispettivamente, del 55%, del 16% e del 12%).

 

“Questo studio si aggiunge alla crescente letteratura che dimostra che le donne possono vivere le malattie e i fattori di rischio cardiovascolare in modo diverso rispetto agli uomini”, sottolinea Edmin. Gli studi presi in considerazione non permettono di stabilire l’esistenza di una relazione di tipo causa-effetto, e che in realtà siano altre problematiche coesistenti con la fibrillazione atriale a esporre la salute delle donne a maggiori rischi. Edmin include però fra le spiegazioni plausibili delle associazioni osservate anche la possibilità che la fibrillazione atriale colpisca in modo più serio le donne rispetto agli uomini, ed esperti interpellati sul tema riconoscono che nel caso femminile la diagnosi può essere più difficile. Le donne potrebbero ad esempio trascurare sintomi come fatica o fiato corto, attribuendoli allo stress o a un affaticamento generale, e ciò potrebbe portare a un ritardo nel riconoscimento del problema, con suo conseguente aggravamento.

 

Gli esperti sottolineano anche come molti pazienti con fibrillazione atriale non assumano un’adeguata terapia anticoagulante. Affidarsi ai farmaci non è però l’unica cosa da fare quando si convive con questo problema: recenti ricerche hanno infatti dimostrato come la gravità della fibrillazione atriale può essere ridotta attraverso opportuni cambiamenti dello stile di vita. Meglio quindi chiedere al proprio medico cosa fare oltre ad assumere i medicinali prescritti.

 

Foto: © Dmytro Tolokonov - Fotolia.com

di Silvia Soligon (22/01/2016)

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