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Resistenza agli antibiotici, la soluzione è nel latte materno?

La lattoferrina presente al suo interno potrebbe essere il materiale di partenza per nuovi farmaci specifici ed efficaci

Il crescente - e preoccupante - problema della resistenza agli antibiotici potrebbe essere affrontato efficacemente grazie ad una proteina presente nel latte materno. Il suo nome è lattoferrina, riesce ad uccidere batteri, funghi e virus senza danneggiare le cellule umane e in uno studio pubblicato sulla rivista della Royal Society of Chemistry ‘Chemical Science’ è stata inserita all’interno di capsule in grado di colpire e danneggiare in modo specifico i batteri.

 

La resistenza agli antibiotici è considerata la responsabile di circa 700 mila decessi all’anno in tutto il mondo. La sua diffusione minaccia di riportare l’umanità in un’epoca oscura in cui le infezioni batteriche rappresenterebbero malattie difficili da combattere. La lattoferrina sembrerebbe poter scongiurare questa evenienza attaccando meccanismi basilari della biologia batterica in un modo che renderebbe quasi impossibile la comparsa di meccanismi di difesa da parte dei microbi. Ad essere responsabile di questa attività antimicrobica è uno specifico frammento della proteina, di dimensioni inferiori al nanometro, che è stato ingegnerizzato da un gruppo di ricercatori del National Physical Laboratory britannico e dell’University College di Londra per essere inserito all’interno di una capsula simile ad un virus. I test effettuati hanno dimostrato che tale capsula è in grado di riconoscere e colpire specifici batteri senza arrecare danno alle cellule umane circostanti.

 

Per riuscire a monitorare l’attività della capsula in tempo reale i ricercatori hanno messo a punto una nuova piattaforma basata sulla microscopia a forza atomica grazie alla quale sono riusciti anche a visualizzare l’attacco della capsula alla membrana batterica. “Il risultato è stato straordinario - racconta Hasan Alkassem, coautore dello studio - le capsule hanno agito come proiettili in grado di perforare le membrane con la velocità e l’efficienza di una pallottola”.

 

La speranza principale è che questa nuova tecnologia possa aiutare a combattere la resistenza agli antibiotici, ma non solo. Secondo gli esperti potrebbe infatti trovare applicazione anche nel trattamento di patologie considerate incurabili, come l’anemia falciforme, la fibrosi cistica o la distrofia muscolare di Duchenne.

 

Foto: © vitanovski - Fotolia.com

di Silvia Soligon
Pubblicato il 25/02/2016

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