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Infezioni_ospedale_malasanita_

Infezioni in ospedale,
l'esperto: 'Non
è malasanità'

Italia seconda al mondo per aspettativa di vita

L’Italia occupa il secondo posto nella classifica dei paesi in cui l’aspettativa di vita e più lunga e anche nel Bel Paese i progressi della medicina moderna hanno permesso enormi passi in avanti in ambito clinico. A sottolinearlo attraverso le parole di Pierluigi Viale, esperto dell’Università degli Studi di Bologma, è la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit), che risponde in questo modo alle sempre più frequenti accuse di malasanità associate all’incidenza di infezioni contratte negli ospedali.

 

Il rischio di contrarre tali infezioni, spiegano dalla Simit, sono da considerare il rovescio della medaglia in una situazione in cui le cure attualmente disponibili permettono di vivere a lungo con uno status immunologico non ottimale come può essere quello di chi convive con un’infezione da Hiv, con una patologia immunomediata o con una bronchite cronica ostruttiva o, più semplicemente, di chi è anziano. Queste e molte altre persone sono particolarmente inclini a contrarre infezioni da parte di microbi che, seppur poco aggressivi, possono essere pericolosi per chi non ha un sistema immunitario in buona forma.

 

“L’equazione del rischio infettivo è cambiata in questi anni a favore della popolazioni microbiche, che sono ecologicamente avvantaggiate rispetto ai macrorganismi - spiega Viale - La migliore testimonianza di questo vantaggio evolutivo è la progressiva selezione di specie e ceppi resistenti agli antimicrobici, conseguenza estrema di un utilizzo sempre più ampio di tali risorse, finalizzato a curare un numero di pazienti sempre maggiore”. La soluzione a questo problema, assicurano però gli esperti, esiste. “Essa non sta solo nella ricerca scientifica, che si sta muovendo instancabilmente verso nuovi paradigmi e terapie - spiega Viale - Sta anche nell’acquisire da parte della classe medica una maggiore responsabilizzazione rispetto alle prescrizioni, uscendo dal tradizionale individualismo terapeutico. Questo ambito gestionale e scientifico è certamente una delle grandi sfide dell’infettivologia di oggi: difficile ma percorribile se si sapranno mantenere due aspetti fondamentali della professione medica, onestà intellettuale e multidisciplinarietà. Di fronte a questo problema però la classe medica non può essere lasciata sola ma ha bisogno di adeguato supporto politico e sociale”.

 

Foto: © vitanovski - Fotolia.com

di red. (08/02/2016)

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