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Depressione: solo un paziente su tre si cura

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Depressione: la
realtà virtuale
aiuta a combatterla

Immedesimarsi in due avatar aiuterebbe i pazienti di essere meno duri con se stessi

Una nuova terapia sperimentale basata sulla realtà virtuale potrebbe aiutare a combattere la depressione. Lo comunicano, in una ricerca pubblicata sulla rivista British Journal of Psychiatry Open, gli studiosi dell'University College London di Londra (Regno Unito). Secondo gli esperti, tre sedute del trattamento - che prevede l'ausilio di due avatar – sarebbero in grado di ridurre significativamente i sintomi dei disturbi depressivi.

 

Gli autori hanno sperimentato la terapia su 15 cittadini inglesi affetti da depressione, di età compresa tra 23 e 61 anni. Il trattamento prevede tre sessioni di circa 45 minuti ciascuna. Durante ogni seduta, i partecipanti dovevano indossare un casco per la realtà virtuale, che permetteva di visualizzare un avatar adulto di dimensioni reali. L'immagine replicava gli stessi movimenti effettuati dal paziente, che aveva la percezione di trovarsi davanti a uno specchio. L'obiettivo era quello di fare in modo che il soggetto s'identificasse con il personaggio virtuale e imparasse gradualmente a essere meno critico nei propri confronti. 

 

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Durante la seconda fase dell'esperimento, nella scena compariva anche l'avatar di un bambino in lacrime. Il volontario aveva quindi il compito di consolarlo. Di solito, provava a farlo invitando il piccolo a ricordare episodi felici e a pensare alle persone che gli volevano bene. A questo punto, i ricercatori invertivano i ruoli: il partecipante si ritrovava improvvisamente nel corpo virtuale del bambino. Per cui adesso era lui a essere confortato. Per farlo, l'avatar adulto ripeteva le parole che lo stesso soggetto aveva pronunciato poco tempo prima.

 

“Le persone che lottano con l'ansia e la depressione possono essere eccessivamente autocritiche quando le cose vanno male nella loro vita – spiega Chris R. Brewin, che ha coordinato la ricerca -. In questo studio i pazienti si sono compatiti indirettamente attraverso le parole di conforto che hanno rivolto al bambino e che poi hanno sentito dirette a se stessi. Lo scopo era insegnare loro a essere più indulgenti verso se stessi e meno autocritici”.

 

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La sperimentazione, secondo gli studiosi, avrebbe fornito risultati “promettenti”. Nel mese successivo alle sedute, infatti, nove partecipanti hanno riportato una riduzione dei sintomi depressivi. In particolare, quattro hanno manifestato un “significativo calo nella gravità della patologia”. Per gli altri sei, invece, la terapia non ha avuto effetto. Il passo successivo, spiegano gli autori, sarà condurre una sperimentazione più ampia, per poter determinare con sicurezza i benefici clinici della terapia.

 

Foto: © University College London

di Nadia Comerci s.p. (16/02/2016)

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