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Medico

Accesso alle cure:
il 7,2% degli italiani
rinuncia per motivi
economici e liste d'attesa

L'offerta sanitaria varia da una regione all'altra. Il Sud resta indietro

Il 7,2% degli italiani rinuncia alle cure a causa di motivi economici, ticket e lunghezza delle liste d'attesa. È quanto emerge dal rapporto “Osservatorio civico sul federalismo in sanità” redatto da Cittadinanzattiva, che ha analizzato l'organizzazione dell’assistenza sanitaria nelle diverse regioni italiane. L'analisi ha evidenziato che quasi un cittadino su dieci è costretto a privarsi delle prestazioni sanitarie di cui ha bisogno. Inoltre, l’accesso ai farmaci innovativi varia da regione a regione, il rispetto degli stardard ministeriali sui punti nascita è disomogeneo e l'accesso alle prestazioni di Pma differisce tra una regione e l'altra. Ecco nel dettaglio i risultati dell'indagine.

 

Rinuncia alle cure - Il 7,2% degli italiani ha rinunciato alle cure per motivi economici, liste d'attesa e ticket. In particolare, il 5,1% (circa 2,7 milioni di persone) lo ha fatto per motivi economici. La seconda causa è, invece, rappresentata dalle lunghe liste d’attesa. La maggior quota di rinunce (11,2%) è stata osservata nel Sud. Il 7,4% dei rinunciatari risiede al Centro mentre il 4,1% al Nord. 

 

Liste d'attesa - Nel 2015, un cittadino su quattro (oltre il 58%) ha avuto difficoltà ad accedere alle prestazioni sanitarie a causa delle liste d'attesa. In generale, su un campione di 16 prestazioni sanitarie, i tempi minimi di attesa si registrano nel Nord Est o nel Nord Ovest, mentre i tempi massimi, in 12 casi su 16, sono segnalati al Centro. Nel Sud, e in particolare in Puglia e Campania, i cittadini ricorrono più di frequente agli specialisti privati per aggirare il problema dei tempi troppo lunghi nel pubblico.

 

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Ticket – Il 31% dei cittadini ha dichiarato che i ticket ostacolano l'accesso alle prestazioni sanitarie. In questo settore si registrano notevoli difformità regionali: sulle stesse 16 prestazioni i ticket più bassi nel pubblico si registrano prevalentemente nel Nord Est (per 10 su 16 prestazioni), quelli più elevati nel Sud (per la metà delle prestazioni). Il livello di compartecipazione dei cittadini ai ticket fra 2013 e 2014 è diminuito solo nella PA Trento (-5,6%), in Sicilia (-2,2%), Piemonte (-2%) e Liguria (0,8%). In Valle d’Aosta si registra invece un +11,9%.

 

Spesa privata - La spesa sostenuta dai cittadini per le prestazioni sanitarie in Italia è pari al 3,2%. Risulta quindi più alta della media Ocse, che si ferma al 2,8%. La spesa privata per regione appare molto diversificata: per esempio, in Valle d’Aosta raggiunge i 781,2 euro, mentre in Sicilia non supera i 267,9 euro.

 

Spesa pubblica - La spesa sanitaria pubblica pro capite, nel 2013, ha raggiunto valori massimi a Trento (€ 2.315,27), Bolzano (€ 2.308,21) e Valle d’Aosta (€ 2.393,03), mentre i livelli più bassi sono stati registrati in Campania (€ 1.776,85). Nelle regioni sottoposte a piano di rientro si sono registrati livelli di tassazione più elevati: l’addizionale regionale Irpef media più alta è stata registrata nel Lazio (€470 per contribuente) seguita dalla Campania (€440). Nelle stesse regioni, l’aliquota Irap media effettiva ha raggiunto il suo valore massimo (4,9%).

 

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Piani di rientro – Le regioni che vi sono sottoposte, in particolare la Campania, offrono meno garanzie ai cittadini nell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza (Lea). In relazione all’assistenza territoriale, questi territori, soprattutto alcune regioni del Sud, non offrono risposte soddisfacenti ai bisogni della popolazione.

 

Posti letto e giorni di degenza in ospedale - In un contesto di riduzione dei posti letto per acuti (di 13377 unità tra 2010 e 2013), Basilicata e Sicilia rispettano lo standard di 3 posti letto per mille abitanti. La maggior parte delle Regioni non sottoposte a piano di rientro presenta valori più elevati: è il caso di Friuli Venezia Giulia (3,8), Valle D’Aosta (3,7) Emilia Romagna (3,6), Marche (3,3), Veneto, Toscana e Umbria (3,2). Invece Calabria, Puglia e Campania - Regioni sottoposte da anni a piano di rientro – mostrano valori medi inferiori alla soglia, rispettivamente: 2,6; 2,9; 2,9. 

Il regolamento sugli standard ospedalieri, inoltre, riduce la media dei giorni di degenza per le acuzie a 7 giorni. Risultano in linea con tali standard, Piemonte (6,82), Toscana (6,87), Valle D’Aosta e Marche (6,99). Il Veneto mantiene una media più alta (8,26), seguono Liguria (7,63) e Friuli Venezia Giulia (7,58). Le Regioni del Sud sottoposte a piano di rientro presentano valori medi molto più bassi: Puglia (6,22), Campania (5,65) e per ultima la Calabria con soli 5,49 giorni medi di degenza per acuti.

 

Punti nascita – In questo campo, gli standard ministeriali sono rispettati in modo disomogeneo. Su 531 punti nascita attivi nel 2014, 98 effettuano un numero di parti inferiore ai 500 l'anno. Sulle 16 regioni prese in esame dal documento “Verifica ed Adempimento LEA”, 6 risultano inadempienti (Sicilia, Calabria, Puglia, Campania, Lazio, Abruzzo); 5 adempienti con impegno (Piemonte, Emilia Romagna, Molise, Basilicata). Tra le regioni che hanno trasmesso il report relativo alla presenza dei punti nascita con meno di 500 parti/anno, la Basilicata ne ha attivi 3, l’Emilia Romagna 7, il Lazio 6, La Puglia e la Lombardia 9.

Anche rispetto all’utilizzo del taglio cesareo, per il quale le linee d'indirizzo ministeriali indicano un valore standard da raggiungere del 20%, non si evidenziano miglioramenti. A livello nazionale nel 2014 siamo al 35,9% di parti effettuati con cesareo, in Campania si raggiunge il 62,3%, seguono Sicilia e Puglia (44%), Molise (43,7%).

 

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Prevenzione - Su 16 Regioni monitorate dal Ministero della Salute nel 2013, la metà risulta in linea con le indicazioni relative ai Lea. Si tratta di Basilicata, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Marche, Toscana, Umbria e Veneto. Ma di queste, tre hanno compiuto passi indietro rispetto al 2012 (Basilicata -7,5%; Liguria -7,5%; Veneto -10%). E fra le otto inadempienti (Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Molise, Piemonte, Puglia, Sicilia), la situazione è peggiorata ulteriormente in quattro: Puglia -15%, Sicilia -7,5%, Calabria e Campania -5%.

 

Accesso ai farmaci innovativi - I tempi per l’inserimento nei Prontuari regionali dei farmaci innovativi oncologici variano in media dai 600 giorni di Toscana e Umbria ai 740 di Emilia Romagna. Inoltre, sui tempi massimi le differenze si acuiscono: si passa dai 953 di Abruzzo e Toscana ai 2527 dell'Emilia Romagna. Per  quanto riguarda i nuovi farmaci per la cura dell’epatite C, il numero delle strutture deputate alla prescrizione si ferma a 204 su tutto il territorio nazionale, per un'utenza di 297.954 persone residenti. Ma nel Lazio ci sono 11 centri prescrittori per una media di 533.677 persone, mentre in Piemonte ci sono 10 centri a cui afferiscono 443.680 cittadini.

 

Procreazione medicalmente assistita - Tra il numero dei centri che offrono queste prestazioni, il sostegno economico alle coppie, l'offerta privata e pubblica esistono significative differenze regionali. La maggior parte dei centri sono concentrati in 5 regioni (Lombardia, Lazio, Campania, Sicilia e Veneto) ma con grande squilibrio fra centri pubblici, privati convenzionati e centri privati. Il 68% dei centri nel Sud e il 58% nel Centro è privato. Nel Nord Est si riscontra una parità di offerta tra pubblico e privato, mentre nel Nord Ovest vi è prevalenza di offerta nel pubblico. Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Piemonte e PA di Trento e Bolzano hanno inserito la Pma nei Lea regionali (le prime tre regioni sia l’omologa che eterologa, le due province autonome solo l’omologa). Inoltre, alcune (PA Trento e Bolzano, FVG; Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Basilicata) prevedono un sostegno economico per le coppie che ricorrono alla Pma. 

 

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Trattamento del dolore in ospedale - Dall'indagine di Cittadinanzattiva “In-dolore”, è emerso che soltanto il 24,9% degli intervistati dichiara di essere stato informato sui propri diritti in merito al dolore, con differenze territoriali significative. Mediamente gli ospedali del Nord hanno soddisfatto l’81% degli elementi richiesti, mentre questo dato scende significativamente al Centro (47%) e al Sud (53%). Critico il trattamento del dolore nell’anziano: mancano protocolli specifici nel 76% dei reparti monitorati. 

di n.c. (24/02/2016)

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