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Cent’anni di salute: a fare la differenza sono i geni

Quando si dice "tali padri". Se poi di mezzo c`è la durata della vita, allora i figli dei centenari possono mettere in cantiere un bel po` di progetti. Lo conferma una ricerca della Boston University: chi spegne cento candeline ha buone probabilità di regalarne altrettante alla prole.
Lo studio è stato condotto spulciando l`albero genealogico di 600 persone, 440 delle quali avevano avuto un genitore con un almeno un centinaio di primavere alle spalle. Per fare un confronto scientificamente valido, i ricercatori hanno messo sotto esame anche un altro gruppo, meno numeroso, i cui genitori però avevano raggiunto un`età media di "soli" 72 anni.
Incrociando dati anagrafici, cartelle cliniche e stato di salute attuale sono giunti alla sorprendente conclusione. Non solo è ipotizzabile che la via alla longevità sia scritta nei geni, ma i figli di coloro che avevano superato abbondantemente la terza età per entrare nella quarta godevano di condizioni di salute migliori degli altri. Insomma, vecchi sì, ma anche in buona salute. Niente a che vedere, dunque, con l`incubo di vivere a lungo ma con molti acciacchi.
Nel corso dei quattro anni di osservazione i geriatri americani hanno visto infatti che i figli dei centenari corrono meno il rischio di diventare diabetici o di avere un infarto. "Questi risultati rafforzano l`idea che potrebbero esserci dei motivi fisiologici alla base della longevità familiare e della minore mortalità dei discendenti", scrivono i ricercatori sulla rivista della American Geriatrics Society.
Il confronto lo conferma: solo lo 0,7% dei figli con padri longevi ha avuto un arresto cardiaco rispetto al 3,5% del campione di riferimento. Le cose, nei quattro anni di monitoraggio, sono andate ancora meglio alla voce rischio-ictus: il rapporto tra i due gruppi sale addirittura ad 1 a 6. Stesso dicasi per il diabete che è stato diagnosticato solo allo 0,8% dei primi, contro più del 5% di chi aveva genitori vissuti fino ai settant`anni.
Quali siano le condizioni genetiche che svolgano questo ruolo di protezione del metabolismo e dell`apparato cardiovascolare è ancora difficile dire, ma le indicazioni dei geriatri possono rivelarsi utili per programmare le attività di assistenza nei confronti di chi ha aspettative di vita più lunghe. È il caso italiano, ad esempio.
Secondo le ultime statistiche pubblicate dalla rivista Lancet gli uomini italiani sono i più longevi dell`Europa a 25 con un`aspettativa di vita di 80,4 anni e le donne (85,3 anni) sono al secondo posto dopo la Francia. Vecchiaia uguale salute? Secondo gli statistici non sarebbe proprio così: gli ultraottantenni italiani non si sentono più in forma dei loro coetanei europei. Chissà che, a voler dare ragione ai geriatri americani, il trucco per stare meglio non sia resistere almeno fino ai 100.

di cosimo colasanto
Pubblicato il 24/11/2008