X

Ti potrebbe interessare anche

Tiroide, spesso diagnosticati tumori non pericolosi

  • Ico_email
  • print
  • Ico_ingrandisci_carattere
  • Ico_diminuisci_carattere
Microcefalia_cos_e

Virus Zika,
ecco l'identikit
della microcefalia

Come si manifesta? E quali sono le sue conseguenze?

Negli ultimi mesi il virus Zika ci ha fatto tristemente familiarizzare con una malformazione, la microcefalia, che sembra poter colpire i bambini nati da donne che hanno contratto l'infezione durante la gravidanza. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha messo in atto strategie e operazioni mirate non solo ad accertare l'associazione e ad aiutare le donne incinte che potrebbero essere entrate in contatto con il virus e le famiglie in cui sono nati bambini con microcefalia, ma anche per diffondere informazioni sui rischi associati all'infezione da Zika e a come proteggersi dal microbo. Ma cosa fare quando ci si trova di fronte a una diagnosi di microcefalia?

 

Purtroppo spesso la notizia arriva solo dopo la nascita. In genere, infatti, ad almeno 24 ore di distanza dal parto i medici procedono alla misurazione della circonferenza della testa del neonato; è in questo momento che la microcefalia può risultare evidente. Confrontando le dimensioni del cranio con i valori standard e tenendo conto sia dell'età gestazionale del piccolo che del suo peso e della sua altezza è infatti possibile accertare che la testa del neonato sia più piccola della norma, segno principale della microcefalia. Queste ridotte dimensioni possono essere associate anche ad uno scarso sviluppo del cervello, che può essere verificato attraverso analisi di imaging cerebrale.

 

A volte, però, la microcefalia viene diagnosticata già durante la gravidanza. La situazione ideale è quella in cui ci si accorge delle ridotte dimensioni del cervello già nel corso di ecografie condotte durante la fine del secondo trimestre di gestazione (idealmente alla 28ma settimana); altre volte la microcefalia viene diagnosticata durante il terzo trimestre di gravidanza. In ogni caso, dopo la nascita è importante che il bambino venga seguito da un team multidisciplinare di esperti. Uno sviluppo cerebrale ridotto può infatti essere associato alla comparsa di disabilità anche quando il piccolo non presenta particolari disturbi alla nascita. Con il passare del tempo possono infatti comparire crisi epilettiche, paralisi cerebrale, difficoltà di apprendimento, perdita dell'udito e problemi alla vista.

 

Nei casi più fortunati la microcefalia non si associa a problemi di sviluppo. Già dopo la diagnosi i medici terranno sotto controllo la situazione monitorando mensilmente lo sviluppo della testa, senza però poter ricorrere a terapie specifiche per evitare l'insorgenza di complicanze. Al momento, infatti, non esistono cure mirate che riducano il rischio di disabilità; la pratica clinica dimostra però che programmi di stimolazione e di gioco possono avere un impatto positivo sullo sviluppo del piccolo.

 

Il modo più efficace per combattere la microcefalia è quindi prevenirla. Per farlo è bene evitare le possibili cause prevenibili, che oltre al virus Zika (il cui legame con la microcefalia deve, in realtà, ancora essere accertato) includono infezioni contratte dalla mamma durante la gravidanza (toxoplasmosi, rosolia, herpes, sifilide, citomegalovirus e infezione da HIV), esposizione a sostanze tossiche (arsenico, mercurio e altri metalli pesanti, alcol, radiazioni e fumo di tabacco) e grave malnutrizione durante la gestazione.

 

Foto: Flickr

di Silvia Soligon (09/03/2016)

Lascia un commento

Fai una domanda

I commenti sono editati da parte della redazione.