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Infezioni a trasmissione
sessuale: la più diffusa
in Europa è la clamidia

Tra il 2010 e il 2014, il numero di infezioni è aumentato del 5%

Con 3,2 milioni di casi registrati in nove anni, la clamidia rappresenta l'infezione a trasmissione sessuale più diffusa in Europa. Nonostante sia stato fatto molto per fermare il contagio, la malattia colpisce ancora moltissimi cittadini europei, soprattutto le giovani donne. È quanto emerge dal rapporto “Guidance on chlamydia control in Europe”, pubblicato dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Cepcm), che illustra le modalità di sviluppo della malattia e le strategie per fermarla.

 

Gli esperti del Centro hanno esaminato i progressi nella lotta contro la diffusione della clamidia compiuti dagli stati europei dopo la pubblicazione, nel 2009, delle precedenti linee guida Cepcm. L'analisi ha evidenziato che negli ultimi anni le attività di prevenzione e di controllo dell'infezione sono migliorate in tutti i paesi dell'Unione Europea e dello Spazio economico europeo. La maggior parte degli stati possiede un sistema di sorveglianza attivo. Tuttavia, il tasso di diffusione della malattia resta ancora elevato: negli ultimi cinque anni la clamidia ha colpito oltre 180 persone ogni 100 mila abitanti. 

 

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In particolare, tra il 2005 e il 2014 la patologia è stata trasmessa a oltre 3,2 milioni di persone. Tra il 2010 e il 2014, il numero di infezioni è aumentato del 5%. Particolarmente colpiti sono i giovani di età compresa tra 15 e 24 anni, che rappresentano i due terzi (63%) dei 396.000 casi registrati nel 2014. 

 

La clamidia viene diagnosticata più spesso nelle donne che negli uomini. Questo fenomeno, secondo gli esperti, potrebbe essere dovuto al fatto che il gentil sesso viene sottoposto a maggiori controlli, perché corre rischi più elevati. L'infezione potrebbe, infatti, determinare serie complicazioni, come danni permanenti all'apparato riproduttivo e sterilità.

 

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“La clamidia può essere diagnosticata facilmente e curata in modo efficace attraverso l'impiego di antibiotici, ma può anche danneggiare irreversibilmente gli organi riproduttivi femminili – osserva  Andrea Ammon, Direttore del Cepcm -. Non è disponibile nessun vaccino e dopo il trattamento è possibile contrarre nuovamente l'infezione se non vengono prese le dovute precauzioni”.

 

Secondo gli esperti, a livello globale le attività di controllo della malattia sono ancora molto limitate. Inoltre, data la natura asintomatica della clamidia, l'incidenza dell'infezione è presumibilmente più elevata rispetto ai dati ufficiali. Le differenze nei metodi diagnostici e nei sistemi di sorveglianza, all'interno dei diversi paesi europei, potrebbero infatti fare in modo che molte infezioni non vengano diagnosticate e segnalate.

 

Foto: © Hugo Félix - Fotolia.com

di n.c. (11/03/2016)

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