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Cuore

Il colesterolo
“buono” può fare
male al cuore?

Secondo uno studio internazionale si, se presente in quantità elevate a causa di una mutazione genetica

In presenza di una mutazione genetica, gli effetti benefici derivanti da un elevato livello di colesterolo Hdl o “buono” potrebbero essere annullati. Anzi, potrebbe aumentare il rischio di sviluppare cardiopatie. Lo sostiene, in uno studio pubblicato sulla rivista Science, un team internazionale di ricercatori coordinato da Daniel J. Rader, dell'Università della Pennsylvania di Philadelphia (Usa), che afferma: “Il nostro studio suggerisce che alcuni fattori che provocano l'incremento dei livelli di Hdl possono effettivamente aumentare il rischio di malattie cardiache. Questa è la prima dimostrazione del fatto che una mutazione genetica che accresce la quantità di Hdl aumenta anche il rischio di malattie cardiache”.

 

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Gli scienziati hanno sequenziato il genoma di 328 persone che presentavano un livello di Hdl significativamente elevato. In particolare, si sono concentrati sul gene Scarb1, che codifica la proteina Scavenger B1 (Sr-B1) che, a sua volta, rappresenta il principale recettore dell'Hdl sulla superficie delle cellule. 

 

Durante l'analisi, gli studiosi hanno identificato una specifica mutazione di Scarb1, che ostacolerebbe il corretto funzionamento del recettore. In presenza di questa variazione, Sr-B1 non sarebbe infatti in grado di raggiungere la superficie cellulare e di legarsi con l'Hdl. Questo meccanismo finirebbe col compromettere il processo di sintesi proteica. Inoltre, secondo gli esperti, potrebbe mettere in pericolo la salute del cuore

 

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Gli autori ritengono che la scoperta modifichi le convinzioni esistenti sulle proprietà del colesterolo “buono”. Dimostrebbe, infatti, che la variazione genetica può aumentare il rischio di malattie coronariche, anche in presenza di elevati livelli di Hdl. “Il lavoro dimostra che gli effetti protettivi di Hdl dipendono più da come funziona che dalla sua quantità – conclude il dottor Rader -. Abbiamo ancora molto da imparare sul rapporto esistente tra la funzione di Hdl e il rischio di malattie cardiache”.

 

Foto: © Sebastian Kaulitzki - Fotolia.com

di Nadia Comerci s.p. (14/03/2016)

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