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Cervello_tempo

Patologie neurologiche,
ecco perché il tempo
è cervello

Affrontare tempestivamente le urgenze e saper arginare l'evoluzione del problema è fondamentale per gestire al meglio le malattie con cui ha a che fare il neurologo. Il focus degli esperti Sin nella Settimana Mondiale del Cervello

Diagnosticare precocemente le patologie neurologiche è fondamentale per avviare tempestivamente i trattamenti terapeutici e arginare gli effetti della malattia. A sottolinearlo sono gli esperti della Società Italiana di Neurologia (Sin), che in occasione della Settimana Mondiale del Cervello hanno voluto ricordare quanto il fattore tempo sia cruciale anche in ambito neurologico.

 

“Il neurologo - sottolinea Leandro Provinciali, presidente Sin - lotta contro il tempo per limitare i danni al cervello, nel vero senso della parola”. A darne prova è il caso dell’ictus ischemico, una vera e propria emergenza dipendente dal tempo. L’efficacia della terapia dipende infatti da quanto precocemente viene somministrata; la situazione ideale è quella in cui la trombectomia meccanica viene eseguita entro le 6 ore successive alla comparsa dei sintomi. Le malattie che traggono beneficio da una diagnosi precoce sono però anche altre. “Ad esempio - spiega Provinciali - nella Malattia di Parkinson e nella Sclerosi Multipla è basilare per mettere in atto una strategia terapeutica che possa cambiare la storia naturale della malattia, tenendo sotto controllo i sintomi”.

 

Negli ultimi anni si è infatti scoperto che così come nel caso dell’Alzheimer, in cui spesso la demenza vera e propria è preceduta dal disturbo cognitivo lieve (mild cognitive impairement), anche nel Parkinson il processo neurodegenerativo inizia molti anni prima della comparsa dei sintomi tipici della malattia. E anche nel caso della sclerosi multipla valorizzare i sintomi specifici e interpretare correttamente gli esami di laboratorio permette di iniziare precocemente una terapia che aiuta a ridurre lo sviluppo di disabilità associate alla patologia eche permette a chi ne è affetto di conservare una maggiore autonomia.

 

“La rapidità e l’accuratezza dell’intervento neurologico, subito dopo la comparsa dei primi sintomi, consentono di ridurre o annullare i danni che spesso condizionano fortemente la qualità di vita dei malati”, spiega Provinciali, che però porta l’attenzione anche sul significato più prettamente neuroscientifico della relazione tra cervello e tempo. “Il nostro cervello percepisce il tempo in relazione al succedersi delle informazioni che gli giungono e al loro progressivo cambiamento”, spiega il presidente Sin, aggiungendo inoltre che “la nostra percezione del tempo è correlata ai riferimenti temporali appresi e che questi non sono validi in tenera età o in caso di demenza. Infatti, fra i segni più significativi della Malattia di Alzheimer c’è la perdita della memoria episodica, cioè della capacità di ricordare eventi legati ad un preciso riferimento temporale. Di fronte a tale evidenza possono essere attivati i trattamenti finalizzati a rallentare l’evoluzione o contenere le manifestazioni della demenza abiotrofica”.

 

In ambito neurologico, insomma, agire per tempo non significa solo saper affrontare una situazione urgente, ma anche rispondere all’esigenza di diagnosi tempestive e di soluzioni in grado di arginare l’evoluzione di patologie dal carattere cronico.

 

Foto: © Andrea Danti - Fotolia.com

di s.s. (16/03/2016)

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