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Contro l'invecchiamento? Un farmaco al litio

Potrebbe far vivere più sani più a lungo. Ecco come agisce e cosa si potrebbe fare per sfruttare i suoi meccanismi d'azione

Identificato un nuovo possibile bersaglio di trattamenti contro l'invecchiamento. Il suo nome è GSK-3 (glycogen synthase kinase-3) e si tratta del bersaglio di un noto farmaco utilizzato per stabilizzare l'umore, il litio.

 

In uno studio condotto sulle mosche, pubblicato su Cell Reports, un gruppo di ricercatori guidato da Jorge Iván Castillo-Quan, oggi all'Harvard Medical School di Boston, ha dimostrato che il litio ritarda l'invecchiamento bloccando l'attività di GSK-3 e attivando un'altra molecola, NFR-2, nota per il suo coinvolgimento nella lotta contro i danni cellulari. Di conseguenza, il litio riesce a prolungare la vita delle mosche del 16-18%. Tuttavia deve essere somministrato a basse dosi; trattamenti con quantità elevate del farmaco hanno infatti l'effetto contrario e riducono la longevità degli animali.

 

Castillo-Quan e colleghi hanno dimostrato che il litio è efficace anche quando somministrato temporaneamente o in condizioni specifiche. L'aspettativa di vita delle mosche è infatti aumentata sia quando hanno ricevuto litio da giovani per soli 15 giorni, sia quando ne hanno ricevuta una sola dose da anziane. “Abbiamo studiato le risposte di centinaia di mosche in diverse condizioni per monitorare gli effetti del litio e in che modo prolunga la vita – spiega Ivana Bjedov, ricercatrice del Cancer Institute dell'University College di Londra e coautrice dello studio – Abbiamo scoperto che basse dosi non prolungano solo la vita ma proteggono anche l'organismo dallo stress e bloccano la produzione di grasso in mosche alimentate con una dieta ad alto contenuto di zuccheri. Inoltre a basse dosi protegge anche dagli effetti dannosi di dosi più elevate e tossiche di altre sostanze, ad esempio il pesticida paraquat”.

 

“Il nostro scopo è identificare strategie per intervenire sull'invecchiamento, con l'obiettivo finale di mantenerci più in salute più a lungo e restringere il tempo alla fine della vita in cui soffriamo a causa del decadimento fisico e delle malattie – spiega Linda Partridge, autore principale dello studio – Si può fare agendo sull'alimentazione, sui geni o sui farmaci, ed è per questo che vogliamo identificare bersagli promettenti per i farmaci”.

 

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“Agendo su GSK-3 – spiega Castillo-Quan – potremmo scoprire nuovi modi per controllare il processo di invecchiamento nei mammiferi, uomo incluso”. “La risposta a basse dosi di litio che abbiamo osservato nelle mosche è molto incoraggiante – conclude Partridge – Il nostro prossimo passo sarà cercare di colpire GSK-3 in animali più complessi allo scopo, infine, di sviluppare una terapia farmacologica da sperimentare sull'uomo”.

 

Foto: © Monkey Business - Fotolia.com

di Silvia Soligon
Pubblicato il 13/04/2016