Logo salute24

Tornare a comunicare: un elettrodo traduce il pensiero in parole

Dal pensiero alle parole. La novità arriva dai laboratori della Boston University, dove un gruppo di ricercatori ha messo a punto uno speciale elettrodo che ha permetterebbe di tradurre in suoni vocali il pensiero di pazienti privi della capacità di parlare. Aiutati da un particolare sintetizzatore vocale, gli scienziati sarebbero in grado di restituire la facoltà di comunicare verbalmente anche ai pazienti affetti da patologie che destabilizzano l`area cerebrale adibita al linguaggio.
L`elettrodo “coglie” i pensieri del paziente inviando poi i segnali cerebrali al sintetizzatore vocale, che a sua volta riprodurrebbe i suoni vocali corrispondenti. Al momento, affermano i ricercatori, il sistema messo a punto è in grado di tradurre soltanto le vocali delle parole pensate. L`obiettivo futuro, però, è quello di perfezionare le apparecchiature tecnologiche arrivando a decifrare anche le consonanti: sarà così possibile tradurre interamente le parole e le frasi che hanno attraversato la mente del paziente.
L`equipe scientifica di Boston, guidata da Frank Guenther, ha sperimentato il sistema su un paziente quasi completamente paralizzato. Guenther e il suo team, monitorando la sua attività cerebrale, si sono per prima cosa accertati che il cervello dell`uomo malato fosse in grado di produrre gli stessi stimoli verbali di un cervello in salute. Una volta appurato che gli stimoli cerebrali fossero uguali anche in presenza della patologia debilitante, i ricercatori hanno proceduto all`impianto dell`elettrodo.
La novità della ricerca, spiegano i ricercatori, è che l`elettrodo non è stato fissato semplicemente alla scatola cranica come è avvenuto per i prototipi precedenti: il marchingegno è stato invece impiantato direttamente nell`area cerebrale preposta all`elaborazione verbale, ed è stato impregnato inoltre di fattori neurotrofici, che stimolano la crescita neuronale all`interno e attorno all`elettrodo. I pensieri “colti” dall`elettrodo sono stati poi passati al vaglio di un particolare software "conversazionale" messo a punto più di 15 anni fa da Frank Guenther per tradurre i segnali provenienti dal cervello in suoni verbali. In questo modo è stato quindi possibile decodificarli. 
“Il paziente è stato in grado di produrre accuratamente i suoni vocali - ha affermato Guenther, che ha presentato i risultati della ricerca il 19 novembre a Washington nel corso del meeting della Society for neuroscience -. Si tratta della prima interfaccia tra computer e cervello  fatta su misura per riprodurre la conversazione verbale”.
I ricercatori di Boston mirano ora a impiantare nel cervello dei pazienti più congegni contemporaneamente, in modo da trasmettere più dettagliatamente i segnali cerebrali. Solo così, concludono, si potrà dire di aver realmente restituito ai pazienti il magico dono della parola.

di lidia baratta
Pubblicato il 25/11/2008